Negli ultimi mesi, sono diversi gli interventi e le segnalazioni in merito alla presenza del lupo sul territorio italiano ed in particolare nelle zone alpine, come la notizia di predazioni sul bestiame pervenute da alcune associazioni del territorio insubrico a settembre di quest’anno.
La “questione lupo” continua ad alimentare dibattiti, tornando periodicamente all’attenzione della politica.
Il monitoraggio dell’ISPRA
La specie del lupo è rigorosamente protetta in Italia dalla Convenzione di Berna del 1979 e la Direttiva Habitat dell’Unione Europea del 1992. Difatti, sulle Alpi italiane, il lupo era considerato estinto fino agli anni Novanta, momento in cui sono stati documentati i primi branchi transfrontalieri tra Italia e Francia.
Dal 2020 il Ministero dell’Ambiente italiano ha dato mandato all’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, per la realizzazione del primo piano di monitoraggio della distribuzione e consistenza del lupo.
Attraverso la collaborazione con la Federparchi Europarc Italia, il progetto “LIFE WolfAlps-EU”, i Carabinieri Forestali e gli enti territoriali facenti parte del “Network Lupo”, tra cui Regioni, Parchi, ma anche associazioni come WWF, CAI e Legambiente, si sono effettuate rilevazioni che stimano la presenza in Italia di circa 3.300 lupi, di cui sono intorno a 950 gli esemplari che si muovono nelle regioni alpine e 2.400 quelli distribuiti lungo il resto del territorio italiano.
Il lupo in Lombardia
Dalla relazione tecnica realizzata in collaborazione con Regione Lombardia, Direzione Generale Ambiente e Clima, si evince che il protocollo di monitoraggio nazionale del lupo ha identificato la presenza stabile della specie in quattro porzioni del territorio: le provincie di Como, Brescia, Sondrio e Pavia.
Ad inizio gennaio 2021 sono state registrate delle predazioni da parte di animali selvatici nella zona dell’Alto Verbano (VA), senza però poter confermare la presenza del lupo. Tra quelli di passaggio, è stato individuato un esemplare all’interno del Parco Regionale della Pineta di Appiano Gentile e Tradate.
La recente evoluzione della “questione lupo” in politica
I primi interventi si erano avuti già ad inizio novembre, in occasione dell’incontro del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, con il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, ed il segretario politico della SVP, la “Südtiroler Volkspartei”, Philipp Achammer.
«Dobbiamo proteggere le specie in via d’estinzione – aveva dichiarato il ministro -, ma non incrementare le specie che possono essere dannose per allevatori e produzione nazionali». Per poi proseguire: «È evidente che se trent’anni fa’ alcune specie erano in via di estinzione, oggi sono sovrabbondanti, quindi bisogna affrontare il problema con pragmatismo e senza ideologismi che hanno, invece spesso reso impossibile attività virtuose come allevamento e agricoltura e tutto quello che vi è connesso come filiera».
Il 24 novembre scorso è poi arrivata l’adozione da parte del Parlamento Europeo della proposta di risoluzione congiunta che chiede di declassare lo status di protezione del lupo da “specie rigorosamente protetta” a “specie protetta”, ai sensi della Convenzione di Berna.
L’intervento del WWF
Il WWF è intervenuto commentando l’adozione della risoluzione da parte del Parlamento Europeo. «Non ha effetti immediati, me è un primo pericoloso passo verso una gestione cruenta del conflitto tra lupo (e altri grandi carnivori) e attività umane, e va contro le evidenze scientifiche, che sottolineano come prelievi e abbattimenti non rappresentano una strategia efficace per diminuire le predazioni sul bestiame domestico, né per mitigare il conflitto o migliorare l’accettazione sociale dell’opinione pubblica».
«Adottando questa risoluzione – prosegue il WWF -, gli eurodeputati scelgono soluzioni che vanno non solo contro il lupo e la biodiversità, ma anche contro gli allevatori stessi. Il lupo viene identificato come causa primaria della crisi del settore zootecnico, colpito invece da problemi socio-economici ben più importanti (crollo del prezzo del latte e competizione con mercati stranieri in primis) di cui il Parlamento Europeo dovrebbe farsi carico».
«L’approvazione di questa risoluzione e il possibile declassamento dello stato di protezione del lupo minano dunque nelle fondamenta il successo faticosamente raggiunto (estinzione e ripresa delle popolazioni di lupo in Italia, ndr), ed è pericolosa perché diffonde soluzioni semplicistiche ed inefficaci, invece di concentrare attenzioni e investimenti nella strada della coesistenza» conclude il WWF.
Lupi in aumento: strumenti di informazione e prevenzione
Le regioni alpine hanno mostrato un andamento positivo della specie negli ultimi vent’anni – specie che era estinta fino agli anni Novanta – con una crescita significativa del numero di esemplari, soprattutto nelle zone rurali e montane. Tuttavia, recentemente, anche zone più antropizzate, come quelle collinari e fluviali, sono state soggette al ritorno naturale del lupo, il che ha contribuito ad alimentare paura e conflitti tra l’animale e le attività umane.
«Numerosi studi – spiega il WWF – dimostrano come le soluzioni per mitigare i conflitti esistano (cani da guardia, recinzioni e ricoveri notturni in primis), e per favorire la coesistenza tra uomo e grandi carnivori occorra lavorare su prevenzione e diffusione di corrette informazioni».
Ed è proprio in un contesto di prevenzione ed informazione e formazione degli allevatori che si pone parte delle attività del progetto europeo “LIFE WolfAlps”. Il progetto mette a disposizione squadre di intervento e attrezzatura in comodato d’uso gratuito temporaneo per prevenire i danni da lupo. Inoltre, le singole Regioni ed i Parchi Nazionali finanziano misure di protezione del bestiame e di compensazione delle perdite causate dall’attività predatoria del lupo.
Regione Lombardia, Direzione Generale Ambiente, ha investito circa 450mila euro per finanziare squadre di intervento e kit anti-predazione, oltre ad aver messo a disposizione degli allevatori veri e propri finanziamenti nell’ambito del “Programma di Sviluppo Rurale” per la protezione di bestiame e produzioni.
Convenzione di Berna: respinta la richiesta della Svizzera
Nonostante l’adozione della risoluzione congiunta da parte del Parlamento Europeo, il Comitato permanente della Convenzione di Berna potrebbe avere una posizione piuttosto diversa.
Difatti, la medesima richiesta di declassamento del lupo da “specie rigorosamente protetta” a “specie protetta”, avanzata dal Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC), è stata respinta dalla Convenzione riunitasi a Strasburgo a fine novembre con soli sei voti favorevoli su trenta.
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