Varese | 2 Dicembre 2024

«Diffamazione ai danni del prete»: condannata avvocatessa varesina

La professionista aveva scritto alla chiesa per segnalare una presunta relazione sentimentale tra il religioso e una vedova. Il verdetto davanti al Giudice di pace: risarcimenti per le persone offese

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Si era rivolta ai vertici della Chiesa lombarda per segnalare il comportamento anomalo di un sacerdote, che a suo dire stava intrattenendo una relazione sentimentale con una donna rimasta da poco vedova. E per questo un’avvocatessa varesina è stata  condannata per diffamazione ai danni del religioso.

La sentenza è arrivata oggi, lunedì 2 dicembre, davanti al Giudice di pace di Varese: multa di 1.000 euro per la professionista che dovrà inoltre risarcire il sacerdote (provvisionale di 3.000 euro) e le due donne coinvolte nella vicenda, che risale al 2017: la vedova – che secondo l’avvocatessa all’epoca dei fatti conviveva con il religioso – e sua figlia (provvisionale di 1.000 euro per ciascuna). Il giudice ha accolto le richieste del pubblico ministero, arrivate a conclusione di un processo durato due anni e scandito dalle testimonianze in aula di diverse persone.

Il sacerdote, molto noto nell’ambiente clericale, una volta venuto a conoscenza delle voci che stavano circolando sul suo conto (alcune delle quali lo accusavano persino di essere il vero padre della figlia minorenne della donna alla quale era stato accostato per la presunta relazione) si era attivato, insieme alla vedova e a sua figlia, rivolgendosi all’avvocato Daniele Pizzi per depositare una querela in Procura. E si era poi sottoposto al test del Dna, che aveva dato esito negativo, per dimostrare l’infondatezza delle accuse. Dopo le indagini, il processo con la costituzione di parte civile del religioso e delle due donne.

Diversi, come detto, i testimoni ascoltati nel corso dell’istruttoria dibattimentale. Dalle ricostruzioni ascoltate in aula è emerso che i vicini di casa della vedova avevano iniziato a nutrire sospetti sulla natura del suo rapporto con il sacerdote, che veniva visto la mattina presto a casa della donna. Ed è anche per questo che i condomini credevano che il religioso dormisse in quella abitazione.

«Sono stati anni di grande sofferenza, durante i quali ho dovuto lasciare il ruolo ecclesiale che ricoprivo e trasferirmi altrove perché questo processo si potesse celebrare con la necessaria serenità. Finalmente è arrivata la parola fine ed è stato accertato che si trattava di diffamazioni prive di fondamento». Questo il primo commento del sacerdote all’esito dell’iter processuale. «Ringrazio l’avvocato Daniele Pizzi (sostituito oggi in aula dal collega Bartolomeo Catalano, ndr) che mi è stato accanto e che con il suo lavoro ha permesso di ristabilire la verità dei fatti, ovvero che stavo svolgendo il mio ministero anche mediante l’assistenza a una famiglia che aveva appena vissuto una perdita in modo molto tragico», ha aggiunto il religioso, visibilmente commosso all’esito dell’ultima udienza del processo.

Per le accuse di diffamazione contestate alla donna, difesa dall’avvocato Mauro Pagani, l’esatta quantificazione dei danni dovrà essere calcolata in sede civile. E dopo la sentenza del Giudice di Pace, la vicenda potrebbe in futuro approdare in tribunale a Varese anche per l’eventuale processo di appello.

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