«Questo è il giorno del rinnovo del nostro patto ideale con i martiri della Gera. Il loro ricordo rimane vivo nei cuori di chi crede nei valori di libertà e giustizia».
È il sindaco Enrico Bianchi a fare memoria delle dodici vittime dei fatti del 7 ottobre 1944 a ottant’anni da quei tragici giorni durante la tradizionale commemorazione svoltasi ieri, domenica 29 settembre, a Luino, con il consueto corteo di amministratori locali (tra cui i sindaci di Germignaga, Brissago Valtravaglia e Brezzo di Bedero), forze dell’ordine, associazioni d’arma e ANPI, accompagnato dalla Musica Cittadina “M° Pietro Bertani”, da Palazzo Serbelloni a piazza Risorgimento.
Lì, dopo l’alzabandiera e gli onori ai Caduti, il primo cittadino luinese ha tenuto il suo discorso di saluto, ringraziando anche l’ANPI della città lacustre e il suo presidente Emilio Rossi «per l’impegno nel rinnovare la memoria della Gera e del 25 Aprile, affinché queste commemorazioni non vadano in prescrizione».
Quest’anno, poi, l’orazione ufficiale è stata affidata alla presidente provinciale dell’ANPI Ester De Tomasi, che ha voluto puntare il suo discorso sul termine “indifferenza”, parola che si ritrova scritta a caratteri cubitali anche al memoriale della Shoah alla Stazione Centrale di Milano. Una parola che «serve come monito», ha affermato De Tomasi, perché «se siamo qui oggi, dopo ottant’anni, a ricordare i martiri della Gera è perché la città di Luino non è indifferente. Anzi, abbiamo “cementato” qui la memoria anche con le pietre di inciampo».
«Chi non ha memoria non ha futuro – ha ribadito la presidente dell’ANPI varesina – Sta a noi preparare le condizioni affinché quello che è successo a loro non possa e non si debba ripetere mai più. Manteniamo saldo l’impegno per la costruzione della pace».
La commemorazione si è conclusa, come d’abitudine, alla Gera di Voldomino, con la celebrazione di una messa alla piccola cappella costruita nel luogo dell’eccidio.
Di seguito alcuni passaggi del discorso del sindaco Enrico Bianchi.
Come ogni anno, onoriamo la memoria dei dodici giovani ai quali, in quel tragico 7 ottobre 1944, fu tolta la vita.
È passato tanto tempo, ma il ricordo rimane vivo nei cuori di chi crede nei valori di libertà e giustizia.
Anche a Luino la guerra lasciò una scia di sangue, una ferita che ha segnato profondamente la nostra comunità. Dodici vittime della tirannia, dell’occupazione puntellata dal fascismo, due avevano appena 18 anni, tutti gli altri meno di 30. E furono uccisi alla Gera di Voldomino.
Ragazzi, e come tutti i ragazzi – pensiamo ai nostri figli – pieni di vita e speranze. Ma il loro destino fu tragicamente spezzato da un regime crudele che cercava di sopprimere ciò che era stato e che sarà di lì a poco grazie alla Liberazione.
Dopo la caduta del fascismo e la successiva creazione della Repubblica di Salò, l’Italia visse uno dei periodi più bui della sua storia. Un contesto di efferati delitti, giustizia inesistente e rappresaglie.
In quei momenti di estrema difficoltà il nostro territorio seppe reagire. La battaglia del San Martino fu il primo grande sussulto di dignità e coraggio, un sussulto che continuò alla Gera di Voldomino, dove oggi ci troviamo per ricordare il sacrificio di quei giovani. Giovani innamorati della libertà, innamorati dell’Italia, pronti a pagare con la vita l’idea di una Patria migliore.
Non possiamo dimenticare il ruolo fondamentale di uomini come don Folli, il quale, con la forza del messaggio evangelico, seminò amore e speranza in un tempo di disperazione. Fu proprio don Folli a volere il sacrario della Gera a perenne ricordo del sacrificio di questi ragazzi.
Oggi, in un periodo caratterizzato da molteplici conflitti e dove riaffiorano rigurgiti revisionisti, è quanto mai fondamentale che le giovani generazioni siano consapevoli delle atrocità perpetrate dai regimi dittatoriali, di ogni colore e appartenenza. Solo attraverso la conoscenza e la memoria possiamo costruire un futuro di pace e democrazia, una visione già tracciata chiaramente dalla nostra Costituzione Repubblicana pochi anni dopo i fatti della Gera.
Il nostro impegno nel ricordare questa nefasta pagina della nostra storia locale, una delle tante vicende e tragedie che compongono la drammatica storia della Seconda Guerra Mondiale, deve rimanere saldo negli anni a venire.
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