Tanta gavetta, soprattutto nei primi anni di carriera, quando allenava la squadra dell’oratorio di Luino che militava nel CSI Varese, per sbarcare oltreconfine e compiere un percorso di tutto rispetto, al fianco di personalità di spicco del calcio a livello internazionale, arrivando negli scorsi giorni a guidare la nazionale Svizzera Under 20 di Futsàl, calcio a 5.
Questo è il traguardo raggiunto da Max Cocomazzi, 45enne luinese, che dopo aver vissuto esperienze in alcune società ticinesi, con diversi incarichi ed obiettivi, ora è nell’Olimpo della mondo calcistico elvetico e, dopo aver debuttato come coach dei giovani calciatori elvetici, nel prossimo futuro potrebbe dirigere allenamenti e convocazioni della prima squadra in vista delle importanti manifestazioni del prossimo anno.
Nel corso di quest’anno, però, Cocomazzi ha intrapreso anche un percorso formativo all’interno dei Centri Federali Territoriali della FIGC che sviluppano il settore giovanile, secondo il metodo cosiddetto “Evolution Programme” nelle categorie U13 e U14, per diventare Tecnico Federale della FIGC.
Ecco l’intervista al mister luinese.
Ci eravamo lasciati un anno fa con la vittoria del campionato con il FC Paradiso…
Esattamente. Aver lavorato nello staff di Sannino come match analyst è stata sicuramente una bella esperienza che ricordo volentieri, a maggior ragione nell’aver contribuito alla promozione.
E quest’anno cos’è successo?
Quest’anno ho pensato che fosse arrivato il momento per me di intraprendere un nuovo percorso. Dopo aver allenato e lavorato in tante realtà importanti ticinesi, solo per citarne qualcuna Federazione, Sassariente, Mendrisio, Bellinzona e appunto Paradiso… ero alla ricerca di una nuova opportunità che non solo mi stimolasse, ma che fosse appagante professionalmente parlando. Non ti nego che alcune proposte mi sono arrivate, sia in Svizzera che in Italia, ma per un motivo o per un altro non sono andate in porto oppure semplicemente non le reputavo “giuste” per me.
E oltre a questo percorso ha fatto altro?
Nel frattempo mi dedicavo allo studio, a guardare gli altri allenare, iniziando un percorso formativo presso i Centri Federali Territoriali della FIGC che sviluppano il settore giovanile, secondo il metodo cosiddetto “Evolution Programme” nelle categorie U13 e U14 per diventare Tecnico Federale della FIGC.
Dalla formazione sul campo e tra i banchi, però, sei arrivato alla Nazionale Svizzera di Futsal… in che modo ci sei riuscito?
La Federazione elvetica era alla ricerca di un CT che si prendesse in carico di allenare la nazionale, a partire dalla U20 che avrebbe potuto partecipare per la prima volta al Campionato Mondiale AMF in Catalunya a fine novembre di quest’anno, per poi arrivare alla maggiore in previsione degli eventi previsti l’anno prossimo. Il fatto che parlassi altre lingue, tra cui il tedesco, una delle lingue nazionali svizzere, avessi lavorato sempre nel calcio, anche oltre Gottardo, conoscessi il Futsal AMF avendoci anche giocato da giovane e avendo i diplomi adatti per allenarlo, ha fatto sì che l’attuale presidente scegliesse proprio me per tale incarico. E per me è stato abbastanza facile accettare.
Cosa ti ha portato ad accettare questo incarico?
Se guardo indietro, posso dirti che il mio percorso di allenatore inizia 25 anni fa con la squadra dell’oratorio di Luino. Forse già lì, anche se sono passati tanti anni (sorride, ndr), da allenatore sognavo un giorno di arrivare ad allenare una nazionale. Credo che un po’ tutti gli allenatori abbiano dentro questo sogno, dai più conosciuti a quelli che stanno iniziando il percorso di allenatore. Allo stesso tempo, non lo voglio vedere come un traguardo, ma come uno step dei tanti altri percorsi che mi si affacceranno, lo spero, davanti.
Hai già fatto le prime partite. Quali sono stati i pensieri al debutto?
Il mio pensiero, alla prima partita ufficiale contro il Principato di Monaco, quando ho sentito scandire il mio nome in veste di CT dallo speaker, è andato ai miei genitori… nella mia testa c’era un “guardate dov’è oggi vostro figlio, grazie anche ai vostri sacrifici e insegnamenti a non mollare mai”… e poi a mia figlia che quel giorno, prima di salutarmi, mi diceva “papà sono orgogliosa di te”. Nella seconda partita, quella contro l’Italia, i sentimenti ammetto che erano contrastanti durante l’inno nazionale, subito però sopiti dall’inizio dell’incontro perché comunque dovevo occuparmi della mia squadra.
Sei il primo luinese ad allenare una nazionale. Cosa pensi?
Essere il primo luinese ad arrivare a coronare questo “sogno” è sicuramente per me motivo di ulteriore orgoglio. Auguro ad altri luinesi, perché ce ne sono tanti di allenatori bravi anche più di me, non solo nel calcio ma anche in altre discipline sportive, a raggiungere questo obiettivo.
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