Varese | 7 Marzo 2024

Alto Varesotto: «Era violento con la moglie». Assolto

L’uomo era accusato di maltrattamenti e violenza sessuale. Ha negato tutto. L’accusa aveva chiesto 9 anni. Via dall’aula durante la requisitoria: «Non posso sentire certe cose»

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«Il mio assistito non può essere punito per dei fatti che non ha commesso», aveva detto l’avvocato Alberto Caleffi chiudendo la sua arringa davanti ai giudici del collegio del tribunale di Varese, che dopo circa un’ora di camera di consiglio hanno accolto la sua richiesta: l’imputato, 56enne, è stato assolto perché «il fatto non sussiste».

L’uomo, della Valganna, era accusato di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti dell’ex moglie. Per lui il pubblico ministero aveva chiesto una condanna pesante: 9 anni e 3 mesi di reclusione. Il magistrato nella sua requisitoria aveva riassunto gli elementi centrali dell’indagine, e dunque i fatti contestati all’uomo, tra aggressioni fisiche e verbali in un contesto fatto di continui tira e molla tra marito e moglie, condizionato dall’abuso di sostanze e nel quale un giorno la persona offesa (parte civile nel processo con l’avvocato Carmen Botta, che per lei aveva chiesto un risarcimento di almeno 80 mila euro) avrebbe accettato, solo per paura, di concedersi all’uomo in intimità. Uno stupro di cui la donna, 54enne, aveva parlato in confidenza ad un’amica che all’epoca dei fatti, risalenti al 2019, l’aveva ospitata in casa nel momento in cui le cose con il marito si erano messe male.

Circostanze che il 56enne ha sempre respinto con forza, anche interrompendo il normale svolgimento delle udienze. Atteggiamento che nel lungo processo gli è costato anche l’allontanamento dall’aula. Oggi l’ultimo gesto di insofferenza durante la requisitoria del pm: «Me ne vado, non ce la faccio a sentire certe cose».

Già nel corso del dibattimento l’uomo aveva detto al collegio che l’accusa più grave mossa nei suoi confronti dalla ex, cioè l’accusa di averla violentata, era da attribuire ad una sorta di ripicca, dovuta al suo rifiuto di darle soldi: «Lei era ludopatica». Il 56enne, sempre in aula, aveva inoltre negato di aver picchiato la consorte: «Mi drogavo, non avrei avuto le forze per farlo».

Il resto lo ha aggiunto oggi il suo difensore, che dopo averlo descritto come un personaggio «di certo bizzarro ma non violento», ha ricordato alcuni comportamenti della persona offesa che, in chiave difensiva, ne avrebbero compromesso la credibilità. Tra questi, il fatto di aver rifiutato un percorso come vittima di violenza e di aver detto in ospedale di non aver subito lesioni; oltre al fatto di essere uscita a festeggiare il proprio compleanno dopo il presunto stupro.

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