Vent’anni senza Pantani. Vent’anni anni fa ci lasciava Marco Pantani, un grande con gli Dei a sfavore, protagonista di imprese ormai leggendarie anche dalle nostre parti.
La storia che segue inizia durante una pedalata in Valcuvia, quando la mia attenzione è calamitata all’interno di un’officina a Cuveglio. Tra vecchi motorini, tagliaerba e decespugliatori spunta un telaio ciclistico scordato chissà da quanto tempo. Colori giallo e verde acqua, un’aquila brilla con insistenza nell’oscurità e l’emblema di una bandana gialla si scorge sulla sella impolverata. Per un cinquantenne o giù di lì un brivido nella schiena è assicurato. È l’arma del “Pirata!
Non c’è alcun dubbio, è una sorella delle biciclette portate in gara da Marco Pantani nel lontano 1998 e protagoniste della storica doppietta Giro – Tour. La macchina del tempo torna indietro di più di ventisei anni, 5 giugno, penultima tappa del Giro d’Italia, la prova contro l’orologio (in terra elvetica logicamente) da Mendrisio a Lugano, 34 chilometri infidi come il veleno di una vipera che nei muscoli ne hai già tremila.
È lo scontro finale tra l'”Iron Man” Tonkov ed il “Pirata” Pantani. Il russo deve recuperare 1 minuto e 29 secondi per strappare la mitica maglia rosa al romagnolo. Pavel Tonkov di Izhevsk, la città del Kalashnikov, è una locomotiva terrificante a cronometro ed è temibile anche in salita. Pantani è di Cesenatico, sulla spiaggia dell’Adriatico, non ha rivali appena la strada inizia ad arrampicarsi.
Un sabato pomeriggio soleggiato, sull’ascesa di via Piodella ad Agno, la folla è immensa, tifosi arrivati da ogni dove e con qualunque mezzo. Manca poco al traguardo, tra l’incitamento degli appassionati passa Tonkov, le gambe girano a raffica, scandendo potenti colpi di pedale. Pochi attimi e ai piedi della salita un boato d’entusiasmo fa vibrare l’aria. La maglia rosa appare d’incanto tra fiumi di gente impazzita, i solerti poliziotti ticinesi si affannano a controllare l’incontenibile entusiasmo.
Marco nella caratteristica posizione d’attacco in piedi sui pedali della Bianchi gialloverde, è alla ricerca della massima accelerazione, i movimenti sono fluidi come le ali di un’aquila. Aggredisce in un istante l’impegnativa salita e scompare tra muri di folla in delirio. Le radioline gracchiano che è in vantaggio di 5 secondi sul russo, ormai è fatta! Dopo mille sacrifici e pesanti incidenti, Pantani trionfa al Giro d’Italia, è il coronamento di un sogno come promesso a nonno Sotero che anni prima gli aveva regalato la biciclettina sulla quale volava ad inseguire i desideri.
Nel nostro paese più di un televisore su due era sintonizzato su Raitre, nessuno voleva perdersi la grande vittoria del ciclista italiano. A luglio, 46 anni dopo il Campionissimo Fausto Coppi, Marco ottiene la storica doppietta ad oggi a nessun altro mai più riuscita. Anche il Tour cede sotto le frustate del “Pirata”, probabilmente lo scalatore più forte nel faticoso romanzo del ciclismo. Ormai s’è fatto tardi, ritorno sulla via di casa e che bello! Incrocio due ciclisti, padre e figlioletto, stessa passione e una bandana in testa, Pantani è ancora vivo!
(Foto di copertina: Pantani alla Coppa Bernocchi del 1994. In galleria: Tonkov sull’ammiraglia alla Tre Valli Varesine del 1996; la bicicletta di Pantani, del 1998)
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