Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata da un nostro lettore, Alberto Morandi, residente a Laveno Mombello, che vuole far riflettere tutti sulle nostre tradizioni culturali cristiane e sul rapporto con le altre tradizioni.
Egregio Direttore,
desidero esprimere una semplice riflessione riguardo l’opportunità di preservare le nostre importanti e antiche tradizioni culturali e religiose attraverso una Legge. Molti conservatori propongono di tutelare le nostre tradizioni culturali cristiane attraverso una Legge per arginare la cultura islamica.
Concordo pienamente sulla necessità di preservare con continue attività culturali le nostre antiche tradizioni non solo cristiane ma anche greco-romane, importantissimo patrimonio ricco di Arte, di Letteratura, di Filosofia, di Storia e di Cultura, fondamento della nostra Civiltà, delle quali noi tutti siamo figli ed eredi indipendentemente dalla fede religiosa e dall’opinione politica, e certamente risulta ipocrita chi propone di non rappresentare i segni della nostra antica Cultura (come il crocifisso e il presepio) per non offendere la sensibilità di chi viene da Paesi stranieri con culture diverse dalla nostra tuttavia imporre con Legge l’obbligo di rappresentare la tradizione culturale cristiana, ancorché importante per la nostra storia e per la nostra Civiltà, non offende gli stranieri di religione diversa, i quali, se vogliono vivere ospiti in Italia, devono rispettare le nostre tradizioni, la nostra storia, la nostra Cultura e soprattutto le nostre Leggi e la nostra Costituzione democratica, ma quei cittadini italiani che liberamente non vogliono più riconoscersi nelle nostre tradizioni culturali cristiane infatti la Legge n. 121 del 25/03/1985, che ratifica l’accordo per le modifiche al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929 tra lo Stato italiano e la Santa Sede, secondo cui la Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continua ad assicurare l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche nel rispetto della libertà di coscienza, afferma che non è più in vigore il principio, richiamato dai Patti lateranensi del 1929 e stabilito nello Statuto Albertino del 1848, della religione cattolica come sola religione dello Stato.
Non è il diffondersi della religione islamica che impoverisce le nostre antiche e importanti tradizioni culturali ma il continuo inaridirsi dei profondi valori culturali, civili, sociali e umani nella nostra società spesso interessata soltanto al vuoto profitto economico e materiale da conseguire a qualsiasi costo, ormai sempre più offuscata dall’arida indifferenza nei confronti della stessa Cultura, del Bene comune e degli “altri” esseri umani.
Come ci ha ricordato Papa Francesco i simboli religiosi non devono essere utilizzati solo per vuoti fini politici di parte e come ha affermato il Card. Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, “il presepe non si può imporre per legge”. Nella colta Sicilia tra il IX e il XIII secolo, durante la dominazione araba, poi normanna e infine sveva con il saggio e colto imperatore Federico II, vi era un profondo sincretismo culturale tra le diverse etnie e convivevano pacificamente con gli stessi diritti e con gli stessi doveri cristiani cattolici, cristiani ortodossi, musulmani ed ebrei protetti dalle Leggi (le Costituzioni di Melfi del 1231) volute dallo stesso imperatore Federico II, alto esempio di Civiltà in un’epoca in cui cristiani e musulmani si combattevano duramente nelle crociate; eppure un umile poverello di Assisi aveva il coraggio di andare, accolto come un fratello, a parlare di Pace con il Sultano, come poi fece anche l’imperatore Federico II. Persone più sagge, più colte e più civili dei nostri contemporanei!
Voglio comunque evidenziare agli estremisti della destra sovranista e ultraconservatrice, che in Europa e negli Stati Uniti vogliono imporre i “valori” (solo esteriori) cristiani per la difesa della “razza” e della “cultura bianca” contro l’islam, che la Germania nazista voleva sostituire con la forza la religione cristiana, considerata, a differenza dell’islam, una religione per uomini deboli poiché derivante dall’ebraismo, con gli originari culti pagani ed esoterici germanici e che Papa Pio XI il 14 marzo 1937 con l’enciclica “Con bruciante preoccupazione” condannò la dottrina nazista poiché anticristiana e pagana, in particolare il culto della sola razza ariana come perversione idolatrica.
Condivido tuttavia pienamente la necessità di tutelare con un intervento legislativo la nostra lingua italiana, ricca di storia culturale, di espressioni e di termini appropriati per ogni argomento, con espressa previsione nella stessa Costituzione come lingua ufficiale della nostra Repubblica affinché nella Pubblica Amministrazione e negli atti pubblici si utilizzi soltanto la lingua italiana al posto del dilagante inglese, come avvenuto con una Legge in Francia nel 1975.
Colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.
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