C’è emozione negli sguardi dei ragazzi e delle ragazze e dei loro insegnanti, così come in quelli di chi si è loro rivolto dal palco dell’aula magna del CFP di Luino. Segno che le due ore appena trascorse hanno lasciato un segno importante nel cuore di tutti.
La mattinata di venerdì 10 novembre ha infatti segnato il primo passo di un progetto tutto nuovo che la sezione “C.Re Ticli Roberto” dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Luino ha ideato per portare nelle scuole di ogni ordine e grado della città una testimonianza non solo dell’attività di volontariato che i soci svolgono abitualmente ma anche, e soprattutto, una testimonianza di vita vera, intensa, dolorosa e ricca di gioia nello stesso tempo: quella di Serena Baggiolini e Alessandro Beltrami.
L’idea è nata dopo un incontro fortuito tra Serena, Alessandro e alcuni volontari della sezione, tra cui il vicepresidente Bruno Coluccio, in occasione della manifestazione “Cammina con me” organizzata lo scorso luglio a Luino dall’associazione Sport Senza Barriere, ma, in realtà, non ha fatto altro che far germogliare il seme gettato durante il ricovero condiviso dai due luinesi in una clinica riabilitativa del territorio nei primi mesi del 2023, dove si sono ritrovati entrambi dopo alcune gravi vicissitudini sanitarie.
«Questo progetto, così come quello dell’iniziativa con il Comune sulle barriere architettoniche, – ha detto il consulente commerciale agli studenti presenti – è nato da una delle tante serate trascorse in ospedale. E noi siamo qui oggi – ha spiegato la giovane educatrice – per condividere la nostra esperienza di una vita che, nell’ultimo anno, è drasticamente cambiata, per lanciare un messaggio e far riflettere su ciò che di bello, comunque, c’è nella vita stessa».
Introdotti dal presidente della sezione luinese dell’ANC Piero Galati che ha voluto sottolineare il loro grande coraggio e la loro enorme forza di volontà nel reagire e saper affrontare i problemi senza lasciarsi sopraffare dalla negatività, prima Serena poi Alessandro hanno raccontato ai ragazzi per quale motivo si sono ritrovati a dover ricorrere alla carrozzina, al deambulatore o alle stampelle pressoché da un momento all’altro: la trentenne per via di una neuropatia cronica farmacoresistente e il cinquantenne a causa di un virus intestinale degenerato fino a rischiare di renderlo completamente paraplegico.
A oggi, Alessandro, con il supporto di alcuni presidi medici sta ricominciando a muovere qualche passo anche senza l’aiuto delle stampelle, mentre Serena è in attesa del complesso intervento che, attraverso l’installazione di un impianto apposito, potrebbe farla tornare a camminare limitando anche l’impatto dei dolori che la patologia le provoca.
«Ho scelto la via più lunga e difficile – ha raccontato la giovane ai ragazzi – Mettere l’impianto potrebbe restituirmi la vita piena di prima, ma l’operazione può funzionare solo al 50% e io mi sto concentrando con tutte le mie forze su quel 50%».
Ma come si fa a guardare con positività a una situazione che ti toglie all’improvviso tutta l’autonomia raggiunta fino a quel momento, costringendoti a dipendere nuovamente dagli altri? Non è semplice e lo scoramento è dietro l’angolo, questo è certo: eppure qui entra in gioco quella capacità definita da un termine di cui si è forse addirittura abusato, ma che ben definisce ciò di cui si sta parlando, ovvero la resilienza.
Serena ha scelto di spiegarla ai ragazzi attraverso la metafora dell’ostrica, invitandoli a svilupparla anche per affrontare problemi meno gravi di una disabilità, ma che comunque possono rappresentare scogli ostici da gestire, a livello psicologico, a tutte le età – un esempio su tutti, il passaggio da una scuola all’altra: come l’ostrica trasforma il granello di sabbia che le entra dentro in una perla, così una persona può essere in grado di trasformare in maniera funzionale un’esperienza drammatica e dolorosa imparando ad adattarsi alle nuove condizioni di vita, reinventando se stessi e persino le proprie passioni. Con profonda gratitudine, una parola che per entrambi i relatori ha assunto ora una dimensione più reale e concreta, portandoli ad apprezzare nuovamente la bellezza e la grandezza dei piccoli gesti e delle piccole cose belle: «Sono benzina, sono ciò che ci dà energia ogni giorno».
Tutto questo, però, non si fa da soli: la rete di persone che sta intorno a ciascuno è altrettanto fondamentale. E non deve essere per forza costituita solo dai famigliari o dagli amici, che pur sono essenziali, ma ad esempio, nel caso dei bambini e dei ragazzi, dai docenti o dagli allenatori, per chi pratica sport: «Tante persone vi possono aiutare, in tutti i contesti», ha ribadito la giovane educatrice.
E chiedere aiuto quando serve non è mai sbagliato, ha confermato Alessandro, sottolineando questo aspetto proprio nei confronti della giovane platea lì presente e per la quale il tema del supporto, anche psicologico, è sempre più importante. L’aiuto non è mai scontato, e qui entra in gioco la capacità di fare rete e di preservarla, così come occorre “allenare” la resilienza, incitandosi a «non mollare mai, a dare tutto sempre in ogni situazione, scuola, lavoro, famiglia». Perché «la vita è bella sempre, anche nella diversità, anche quando cambia senza guardare in faccia nessuno, e va vissuta sempre fino in fondo».
A fare eco a entrambi, su questo punto, è stato anche il vicepresidente della sezione ANC Bruno Coluccio, evidenziando come tutto possa cambiare da un momento all’altro non solamente a causa di problemi di natura sanitaria, ma anche per le conseguenze di scelte sbagliate o comportamenti non funzionali come il consumo di alcol o droga o la guida ad alta velocità – accennando quindi al tema della legalità, molto spesso affrontato nelle scuole anche dall’Arma dei Carabinieri in servizio –, e spronando i ragazzi ad avere un profondo rispetto per la vita, per se stessi e per gli altri.
A questo si lega anche un secondo progetto dell’associazione anch’esso in fase di lancio: una campagna di sensibilizzazione sul corretto utilizzo dei parcheggi destinati alle persone con disabilità, molto spesso vittima di un uso indiscriminato da parte di automobilisti che non hanno alcun diritto di posteggiare in quegli spazi: «I famosi “solo cinque minuti”, la risposta-tipo che mi sento rivolgere quando faccio notare il comportamento sbagliato a chi lascia lì l’auto senza il famoso cartellino azzurro, per una persona come me possono essere vitali per raggiungere un certo posto – ha spiegato Serena – Così come le strisce che delimitano uno dei lati dello stallo, fondamentali per permettermi di scendere dall’auto e sedermi sulla carrozzina in tutta sicurezza. Sono tutti elementi in cui il rispetto è essenziale».
Temi forti, quindi, quelli affrontati da Serena e Alessandro con il sorriso sulle labbra, modi diretti e tanta forza, che li hanno resi capaci di fare presa immediata sui ragazzi, pronti a ricambiare quanto ricevuto attraverso le parole di ringraziamento, brevi confidenze, o anche solo un semplice cuore, affidati a dei bigliettini anonimi che ciascuno di loro ha potuto inserire, al termine dell’incontro, in una scatola dedicata al “potere dei pensieri”. Pensieri che hanno commosso anche le docenti, per la sensibilità emersa dall’animo dei loro ragazzi.
A grande richiesta, dunque, l’esperienza verrà replicata il prima possibile per coinvolgere anche le altre classi della sede luinese dell’Agenzia Formativa, come confermato dalla nuova dirigente Alessandra Canestrella, e si estenderà alle altre scuole della città per condividere questi importanti messaggi con più bambini e ragazzi possibile.
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