Il ricordo che si perpetua da ormai quasi ottant’anni, ogni volta che si avvicina quel 7 ottobre in cui, nel 1944, i giovani partigiani della Gera di Voldomino vennero trucidati dai fascisti, alcuni sul posto, altri pochi giorni dopo a Brissago Valtravaglia e alle Bettole di Varese. Una delle pagine più dolorose della Resistenza nel Luinese, insieme ai tragici fatti del San Martino avvenuti nel 1943.
Giacomo Albertoli, Alfredo Carignani, Pietro Stalivieri e Carlo Tappella, Giampiero Albertoli, Dante Girani, Flavio Fornara, Luigi Perazzoli e Sergio Lozzio, Elvio Copelli, Luigi Ghiringhelli ed Evaristo Trentini, la famiglia Garibaldi (di cui, proprio ieri, è venuta a mancare Rosetta): «Ricordare i loro nomi oggi significa mantenere accesa una luce», ha affermato il dirigente scolastico del liceo “Vittorio Sereni” di Luino David Arioli nel corso dell’orazione tenuta durante la commemorazione di ieri mattina.
Alla cerimonia, con il tradizionale corteo partito da Palazzo Serbelloni per raggiungere piazza Risorgimento, con gli onori ai Caduti resi sia alla statua di Garibaldi sia al monumento loro dedicato, hanno preso parte, oltre all’amministrazione comunale luinese, anche i sindaci di Germignaga, Maccagno con Pino e Veddasca, Duno, Brissago Valtravaglia e Porto Valtravaglia, il presidente della Provincia di Varese Marco Magrini, il viceprefetto di Varese Fabio De Fanti, i rappresentanti delle forze dell’ordine, delle associazioni locali, d’arma e dell’ANPI.
Con loro anche una delegazione di studenti e docenti del “Sereni” e l’immancabile presenza della Musica Cittadina “M° Pietro Bertani” ad accompagnare la sfilata per le vie della città e i momenti più importanti della manifestazione.
Dopo un minuto di silenzio in ricordo del Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano scomparso venerdì 22 settembre, a dare il via alla serie di interventi è stato il preside del liceo luinese, che ha ribadito l’importanza di essere presenti in una giornata come quella di ieri «per fare in modo che anche chi non c’era in quel momento della storia possa immedesimarsi nei luoghi, nei fatti e nelle persone che hanno subìto quello che oggi stiamo ricordando».
E da una riflessione sui concetti di storia e di memoria, il professor Arioli, «da storico e ancor più da dirigente di una istituzione scolastica ed educativa», ha espresso come «desiderio profondo» che «la commemorazione di oggi (ieri, ndr) possa diventare fonte di memoria condivisa perché solleciti l’impegno e funga da stimolo per la nostra generazione di adulti e per i giovani che ci sono affidati», ribadendo la necessaria difesa della memoria e dei valori costituzionali di libertà e democrazia «resi possibili e trasmessi a noi da tanti che hanno sacrificato coraggiosamente la loro vita» e auspicando che i giovani possano riaffezionarsi alla politica intesa nel suo vero senso, ovvero come interesse per la cosa pubblica.
Nel suo successivo intervento, il Viceprefetto De Fanti, oltre a portare il saluto del Prefetto di Varese Salvatore Pasquariello, ha voluto sottolineare l’importanza di questa cerimonia e del ricordo della vicenda dei “martiri della Gera”: un segnale che «ancora oggi si pone come monito per tutti noi».
Da parte sua, invece, il presidente della Provincia Marco Magrini, alla sua prima volta a questa manifestazione in tale veste, ha definito «indispensabile essere qui per dimostrare da che parte sto, ovvero dalla parte degli antifascisti decisi e determinati. In questi anni – ha aggiunto – ho conosciuto diverse figure importanti che hanno raccontato i fatti avvenuti nelle nostre valli in quegli anni, tante persone che mi hanno lasciato una testimonianza veramente particolare e che hanno saputo lasciare ai giovani un senso di appartenenza e l’importanza di lottare per la democrazia, la libertà e la pace».
A mettere in evidenza il tema della libertà è stato anche il primo cittadino di Germignaga Marco Fazio, parlando a nome dei sindaci e del presidente della Comunità Montana Valli del Verbano: «I martiri della Gera furono ragazzi che combatterono per la libertà. E la libertà cercata dai ragazzi della Gera e dai tantissimi che fecero la scelta di resistere significava innanzitutto libertà dall’oppressione fascista e nazista: questo commemoriamo, cercando di mantenere vive le loro idee e dar loro concreta realizzazione attuando il testo della Costituzione. A noi – ha concluso – il compito di far sì che l’avvenire di tutti i giovani sia colorato da libertà e giustizia».
A chiudere la serie di interventi istituzionali è stato infine il sindaco di Luino Enrico Bianchi, puntando sul senso della commemorazione: «Il senso è quel patto che noi dobbiamo sancire ogni anno con coloro che ce lo hanno dedicato con la loro vita e con il loro sangue. Noi siamo qui ogni anno per dire “voi non siete morti invano”: questa è l’importanza di giornate come queste», ha spiegato sottolineando poi, ancora una volta, la vasta schiera di valori contenuti nella Costituzione – la persona, il lavoro, la dignità, la libertà, l’uguaglianza, la democrazia, l’etica, la legalità – così come diritti e doveri altrettanto fondamentali tra cui la solidarietà e la partecipazione, «la grande assente di questa società di questo momento».
L’ultimo spazio della mattinata, prima di spostarsi alla Gera per la messa celebrata da don Ennio Campoleoni, è stato dedicato alla delegazione di alunni delle classi terze, quarte e quinte del liceo “Sereni” che hanno dato lettura dei dolorosi fatti avvenuti nell’ottobre 1944 a Voldomino aggiungendo, come contributi personali, una lettera rivolta proprio ai giovani martiri della Gera per raccontare loro “come è andata a finire” dopo un sacrificio, il loro, «che non è stato vano» e un “manifesto per la pace” in dieci punti (si possono leggere nella gallery), entrambi molto apprezzati da tutti gli astanti.
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