(Claudio Bollentini) Tra gli immancabili tormentoni che qualsiasi estate non si fa mai mancare, spiccano di solito gli eventi che riguardano le proposte e le idee in ambito culturale, storico, architettonico e ambientale. Almeno per la eco che creano nella politica locale e per il dibattito che generano tra media e social media.
Pochi giorni fa, nella splendida cornice della Casa Museo Pogliaghi a Santa Maria del Monte sopra Varese è andato in scena un interessante convegno dell’Ordine degli Architetti della Città Giardino, organizzato nel contesto della rassegna “Tra Sacro e Sacro Monte”.
Quale palcoscenico migliore per lanciare qualche buona idea sul borgo più amato dai varesini! E la notizia non è infatti mancata. L’intervento clou è stato indubbiamente quello di Davide Rampello, già direttore della Triennale di Milano. È stata da lui lanciata una proposta sicuramente suggestiva e raffinata che interpreta il paesaggio sacromontino come spazio che, attraverso l’ascesa di chi lo percorre e la bellezza che si offre a chi lo ammira, è anche testimonianza di fede.
E quindi, è paesaggio spirituale. Rampelli immagina quattro nuove edicole-cappelle, ognuna delle quali con un richiamo particolare all’ambiente: una dedicata all’acqua, una alla flora, una alla fauna e una al paesaggio. Non sono vacue allusioni di comodo ad uso turistico o divagazioni neopagane come qualcuno si è affrettato a sostenere, ma si tratta degli elementi basilari sui quali fu costruita a suo tempo la stessa Via Sacra delle Cappelle. Chi sa di mistica e di spiritualità, sa che il contesto ambientale è imprescindibile. Silenzio, natura, contatto diretto con la fauna e la flora, l’aria e l’acqua, il paesaggio da ammirare, la salita in vetta: sono gli ingredienti base per favorire la riflessione mistica e la spiritualità. Non sono quindi semplici richiami estemporanei od estetici per colpire l’immaginazione del pellegrino o del viandante. Ce lo hanno insegnato gli antichi anacoreti del deserto e i monaci medievali.
La proposta di Rampello segue di qualche anno quella dei “misteri della luce” lanciata dal conte Giuseppe Panza di Biumo un quindicennio fa e recentemente rispolverata dal sottosegretario alla cultura Vittorio Sgarbi durante la campagna elettorale delle scorse regionali a Varese. Anche qui, si tratta di inserire alcune cappelle in un percorso che segue e completa quello della Via Sacra. La cifra di questo progetto mi sembra di ricordare che fosse più orientata all’arte che al paesaggio.
Sono entrambe proposte interessanti e che vale la pena approfondire, figlie di una comune “visione” che cerca di valorizzare al meglio un contesto unico nel suo genere, che lega inscindibilmente ambiente e sacro.
La politica varesina ha battuto un colpo in merito e non da oggi in verità. Il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e il sindaco Davide Galimberti non hanno fatto mistero di sostenere questa visione e queste idee. Si tratta di capire come. Giusto quindi discuterne, approfondire tutti gli elementi, vagliare solo le soluzioni di qualità e soprattutto evitare accuratamente i no a prescindere.
E a proposito di no, leggo già i commenti di chi ritiene impossibile concretizzare qualsiasi progetto in vetta per la mancanza di parcheggi e di una facile accessibilità. Vero, per carità, ma sono problematiche a latere che la politica potrà risolvere. Se a suo tempo Padre Giovanni Battista Aguggiari fosse partito dal problema di come portare i fedeli al Sacro Monte dal contado, quando esistevano solo muli e mulattiere, molto probabilmente oggi non avremmo avuto a disposizione il Viale delle Cappelle.
(Foto di copertina: Filippo Impieri)
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