Varese | 21 Giugno 2023

Il delitto di Malnate arriva in aula: attesa per il rinvio a giudizio

Respinta dal gup la richiesta di rito abbreviato per Sergio Domenichini, presunto killer di Carmela Fabozzi. C’è un secondo imputato, accusato di favoreggiamento

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È attesa per il 28 giugno la decisione del gup del tribunale di Varese sul rinvio a giudizio di Sergio Domenichini, l’uomo di 67 anni in carcere dall’agosto 2022 con l’accusa di aver ucciso Carmela Fabozzi, pensionata di Malnate, trovata morta nel suo appartamento di via Sanvito il 22 luglio scorso. 

Questa mattina il giudice dell’udienza preliminare ha ascoltato le richieste delle parti, rinviando a mercoledì prossimo le decisioni. Già respinta la richiesta di rito abbreviato (che in caso di condanna dà diritto allo sconto di un terzo della pena) presentata del difensore dell’uomo, l’avvocato Francesca Cerri. La prospettiva per Domenichini, che deve rispondere di omicidio aggravato e rapina, rischia l’ergastolo e per questo non può accedere al rito alternativo, è dunque quella di un processo in Corte d’assise ma, come detto, il verdetto del gup arriverà soltanto tra una settimana. 

Tra le decisioni in sospeso ci sono anche quelle riguardanti un secondo imputato, Antonio Crisafulli, il varesino di 62 anni che per la Procura avrebbe aiutato Domenichini, ancora sporco di sangue dopo il delitto, prelevandolo in auto da via Sanvito e accompagnandolo in due luoghi: in via Cà bassa a Varese, nei pressi del fiume Olona, dove sono stati gettati i due cellulari della vittima, poi recuperati dagli inquirenti, e in un Compro Oro per la vendita dei gioielli sottratti nell’abitazione della povera pensionata, lasciata sul pavimento, priva di vita, dopo nove violenti colpi alla testa sferrati con un pesante vaso di vetro. 

Per Crisafulli, accusato di favoreggiamento personale e difeso dall’avvocato Martina Zanzi, è stata chiesta la possibilità di accedere alla messa alla prova attraverso lavori di pubblica utilità finalizzati a risarcire lo Stato. In subordine, anche per il secondo imputato è stato chiesto il giudizio abbreviato. 

All’udienza erano presenti il figlio e la nipote di Fabozzi, parte civile nel procedimento e assistiti dagli avvocati Davide Boni ed Enzo Andrea Cosentino. I due familiari della donna, ancora visibilmente scossi, hanno preferito non rilasciare dichiarazioni.

Domenichini, attualmente in carcere a Pavia, fu arrestato poche settimane dopo il delitto sulla base di quanto emerso nelle prime fasi di indagine: la sua presenza nella corte di via Sanvito all’ora dei fatti, notata da due vicini di casa di Fabozzi e confermata dal gps installato sull’auto presa a noleggio dall’uomo; le sue impronte rilevate dai Ris sul vaso utilizzato per colpire la donna e poi riposizionato su un mobile all’ingresso dell’abitazione. 

Dopo aver lasciato via Sanvito e dopo aver lavato l’auto, l’uomo – che avrebbe conosciuto Fabozzi da volontario di una associazione impegnata al fianco degli anziani – partì per una vacanza di tre settimane con la compagna. Al ritorno dal mare fu raggiunto dai carabinieri. 

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