Forte angoscia, depressione e ansia. La maestra classe 1987, a processo in tribunale a Varese con l’accusa di aver maltrattato alcuni bambini di una scuola paritaria dell’infanzia in Valceresio, dove lavorava tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, si era affidata alle cure di due terapeuti dopo il licenziamento dalla struttura.
In quelle sedute aveva esternato la propria sofferenza e cercato conferme circa la bontà dei propri metodi educativi, che stando alle accuse l’avrebbero spinta oltre il limite consentito, con scappellotti, tirate d’orecchie e bruschi rimproveri faccia a faccia.
Di quei percorsi di cura si è parlato davanti ai giudici martedì, dove la difesa della donna, rappresentata dall’avvocato Massimo Tatti, ha portato i propri testimoni, tra cui appunto i due medici che avevano seguito l’odierna imputata. Il primo diagnosticando un disturbo dell’adattamento (dovuto in parte ad un aborto e in parte alle preoccupazioni per la vicenda ora al centro del processo) e il secondo, una psicoterapeuta, confrontandosi con la donna sull’impiego di quei metodi di insegnamento che avevano spinto alcuni genitori, preoccupati dai comportamenti dei figli (incontinenza, forte agitazione) e dai loro racconti, a rivolgersi alle forze dell’ordine.
«Abbiamo discusso dell’importanza di sostenere lo sguardo – ha raccontato la testimone – di guardare i bambini negli occhi durante i rimproveri, alla stessa altezza, per non giudicarli dall’alto verso il basso. Un metodo funzionale, perché l’educatore deve dare delle regole, e mettere i bambini nella condizione di sostenere lo sguardo dell’insegnante è uno dei primi metodi per farlo».
Tra i bambini, però, c’è anche chi all’epoca delle indagini disse a mamma e papà di aver “preso le botte” dalla maestra, descrivendo inoltre una stanza del castigo, riservata agli alunni più indisciplinati. Circostanza, quest’ultima, che non è emersa dalle intercettazioni audiovisive disposte dai carabinieri, che in udienza hanno negato di aver mai assistito ad episodi di vera violenza, osservando le immagini di ciò che avveniva a scuola.
«Non ho mai ricevuto lamentele da parte dei genitori», ha affermato da testimone una rappresentante di classe dell’epoca. «I miei figli a casa non hanno mai dato segni allarmanti. Erano sereni. Per me i metodi di insegnamento della maestra funzionavano». Questa la testimonianza di un genitore.
Al ritorno in aula, dopo l’estate, la parola passerà all’imputata.
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