Valcuvia | 6 Novembre 2026

Maltrattamenti in famiglia, condanna a quattro anni per un 29enne della Valcuvia

La decisione del Tribunale di Varese in merito alle violenze fisiche e alle minacce verso l’ex compagna dell’uomo, anche in presenza della figlia piccola. Il 29enne dovrà anche risarcirle

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Una condanna a quattro anni e tre mesi di reclusione è stata inflitta dal Tribunale di Varese a un uomo di 29 anni, residente in un Comune della Valcuvia, a processo per maltrattamenti nei confronti della compagna, avvenuti anche in presenza della figlia minorenne.

A darne notizia è il quotidiano locale La Prealpina in un articolo di Massimiliano Martini che spiega che, oltre alla pena detentiva, i giudici hanno stabilito che l’imputato dovrà anche risarcire i danni subiti dalla donna e dalla bambina.

La quantificazione precisa della somma sarà demandata a un successivo giudizio civile, ma nel frattempo il collegio ha riconosciuto a madre e figlia una provvisionale di 15mila euro.

Durante la requisitoria, il pm Mario Nicolini – che ha richiesto una condanna a quattro anni e sei mesi – ha ripercorso gli episodi contestati: la donna sarebbe stata più volte minacciata e aggredita fisicamente, fino a essere colpita con delle testate, confermate dai lividi sul corpo. Le violenze si sarebbero consumate anche davanti alla piccola.

Secondo l’accusa, alla base delle esplosioni violente di rabbia che la donna ha denunciato nel 2024, ci sarebbe stata soprattutto la gelosia: per questo motivo il 29enne non solo le controllava il cellulare, ma in certe occasioni lo avrebbe addirittura distrutto.

Gli avvocati di parte civile Barbara Chelazzi e Fabio Bascialla, riporta sempre Prealpina, hanno aggiunto che i frequenti litigi in famiglia nascevano anche da un’altra questione: l’imputato non aveva un lavoro e coltivava il vizio del gioco d’azzardo e delle scommesse, dilapidando in tal modo i soldi.

La difesa, affidata all’avvocato Corrado Viazzo, ha invece chiesto l’assoluzione del 29enne, sostenendo che la credibilità della persona offesa fosse da mettere in discussione.

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