“La stazione FS Luino, un gigante ammalato“. Questo il titolo del nuovo studio effettuato dal Gruppo Lavoro Trasporti Vivibilità (GLTV), composto da Antonino Trio, presidente dell’associazione di volontariato culturale “Liberi e Forti” ed ex responsabile in Ferrovia, Alessandra Miglio, ex assessore ai trasporti del Comune di Luino, ed Emilio Gobbato, presidente dell’associazione Verbano Express.
Al centro dell’attenzione della nuova denuncia, nella quale si espongono non solo criticità, ma anche proposte, è proprio la stazione ferroviaria di Luino, dopo l’annuncio della nascita di questa nuova realtà e la prima relazione effettuata sullo stabile del Ferrotel.
«Il fabbricato della stazione è uno straordinario e poderoso manufatto inaugurato il 18 novembre 1982, divenuto operativo il 4 dicembre dello stesso anno – esordiscono -. Purtroppo, dopo poco tempo la linea perde il suo scopo principale di essere collegamento fondamentale Nord-Sud e viceversa, in favore dell’asse verso Chiasso. Il fabbricato è un vero monumento di architettura ferroviaria, si completa con una bella struttura in acciaio e vetro che fa da copertura ai primi 5 binari destinati ai viaggiatori fronte fabbricato. Purtroppo tale copertura viene smantellata nel 1941 in favore delle fonderie militari trasformando il ferro in cannoni».
«L’impianto tecnologico della ferrovia, di notevoli dimensioni, viene destinato al traffico merci e ad un modesto traffico viaggiatori del tipo oggi denominato, regionale. Centinaia di ferrovieri saranno impiegati, nella sua storia, in numerosi servizi e uffici. Tali attività si protraggono fino alla fine del secolo scorso, mentre dall’inizio del 2000 qualcosa inizia a cambiare», continuano ancora Trio, Miglio e Gobbato.
«Le spedizioni a carro vengono a scemare e si specializza di più il treno completo per tipologia di merci. Questo – proseguono nella loro relazione – comporta la drastica riduzione del servizio di manovra nella scomposizione e composizione dei treni per le varie destinazioni, la drastica riduzione degli addetti avviene nel 2018 con la completa automazione degli impianti tecnologici della stazione. Si chiudono gli uffici, si trasferisce il personale in altri impianti e piano piano la stazione si svuota. Via capi stazione, squadre di manovra, verificatori, gestione carri merci, praticamente tutti i servizi e persino la Polfer».
Ma della stazione di Luino, cosa rimane oggi? «Praticamente nulla – si rispondono -, una persona in una sala ad alto livello computerizzato gestisce l’intero impianto per un traffico di solo transito. Tutto vuoto, nessuno più si occupa di segnalare interventi di manutenzione e quindi il fabbricato sta subendo un degrado fisiologico del tempo ma ancora peggio, subisce attacchi e devastazioni ad opera di sbandati o giovani non rispettosi delle cose pubbliche».
«Causa infiltrazioni d’acqua dal tetto si sta danneggiando gravemente il colonnato e alcune pareti dello storico salone – dichiarano ancora -, dove un tempo si effettuava, da parte dalle autorità doganali sia italiane che svizzere, il controllo delle merci che accompagnavano i viaggiatori. Oggi, svuotato del lungo bancone di lucido acciaio sul quale i viaggiatori deponevano borse e valige per la visita e dalle storiche panche di attesa, il salone di particolare bellezza è tristemente inutilizzato».
«In evidenza i luoghi frequentati da giovani che – continuano -, senza alcun titolo di viaggio, utilizzano la stazione come luogo di ritrovo, di divertimento nel deturpare muri con scritte oscen , graffiti, o rompere vetri di porte , finestre, così come i rotabili del Museo Ferroviario del Verbano in sosta sugli attigui binari. Tali gruppi di giovani oltretutto attraversano senza alcun timore i binari del traffico merci, anche in presenza dei treni stessi e sono stati visti a giocare al pallone fra i binari e il marciapiede del 1° binario. Inoltre ignorando la presenza di appositi cestini per la raccolta dei rifiuti, consumano confezioni di cibi vari e bevande in bottigliette e lattine gettando poi i vuoti ovunque».
«In pratica oggi avviene che la stazione è accessibile da ogni dove senza che più alcuno intervenga, come accadeva un tempo quando ferrovieri e agenti Polfer intervenivano, non appena qualcuno si introduceva inopportunamente nell’impianto – spiegano i membri del Gruppo Lavoro Trasporti Vivibilità -. Esistevano ed esistono in taluni punti degli accessi, cartelli monitori con divieti indicando altresì importi sanzionatori che però sono totalmente disattesi. In sostanza l’impianto ferroviario per usare un termine culinario, è un colabrodo. Si veda le foto allegate».
«Dal passaggio a livello si entra con biciclette, persino motorini e comunque tantissimi ragazzi/e ma anche no. Gravissima la situazione presso la sottostazione elettrica dove, a causa della cancellata lasciata incredibilmente non serrata, è stata vista una famiglia accampata all’interno. L’accesso all’area ex parigine è totalmente aperta e disponibile a vita notturna di ogni tipo. A dimostrazione che l’intero impianto e facilmente accessibile, anche tutti gli altri fabbricati di servizio presenti all’interno dell’area ferroviaria, sono stati presi di mira da artisti della bomboletta e sottoposti ad atti vandalici», proseguono ancora.
Oltre la denuncia, però, come detto, il gruppo vuole anche gettare le basi per qualcosa di concretamente utile, e per questa ragione ha lanciato anche alcune proposte:
– chiedere a RFI di provvedere alla chiusura di tutti gli ingressi nell’impianto ferroviario non pertinenti al pubblico;
– provvedere con le forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri, Polfer, G.di F.) ad organizzare dei controlli sporadici nell’arco della giornata di coloro che presenti nella stazione o adiacenti a binari non hanno nessun titolo di viaggio;
– la Polfer, in stanza a Gallarate, potrebbe organizzare un viaggio di andata e ritorno con un treno regionale, di una pattuglia di agenti. La presenza, anche sporadica, delle forze dell’ordine darebbe una immagine di una presenza dello stato e soprattutto di controllo. La richiesta di identificazione con possibile sanzione (prevista dal regolamento FS) scoraggerà inutili frequentazione della stazione;
– spingere RFI alla sistemazione del tetto della stazione e riparazione degli ammaloramenti architettonici del salone doganale;
– invitare coloro che in qualche modo occupano uffici, fronte binari, di provvedere alla pulizia delle loro vetrate;
– tutto il sottopasso come gli accessi potrebbero essere dipinti con murales riproducenti scorci paesaggistici del lago o del luinese o della comunità montana e infine immagini di scorci ferroviari;
– allestire avvisi esplicativi, in più lingue, sul valore storico del fabbricato e della cura e il rispetto che tutti dobbiamo avere;
– utile sarebbe l’allestimento di una barriera interbinario fra il 1° e il 2° al fine di scongiurare incidenti dovuti ad attraversamenti dei binari piuttosto che utilizzare il sottopasso (vedasi quanto realizzato a Gallarate);
– per ridurre il malcostume dei rifiuti sul primo binario e l’attiguo binario si propone di chiudere l’accesso del bar, lato binari, dopo la partenza del l’ultimo treno.
«È necessario che un progetto di riqualificazione parta da una idea di integrazione con la city dello spazio, un tempo dedicato soltanto ai trasporti, diventare un luogo di coesione sociale e sostenibilità ambientale, che non si realizza se il trasporto pubblico o privato condiviso non funzionano», continuano ancora.
«Anche i privati, se le amministrazioni coinvolte si esprimono con decisione, possono trovare interesse ad investire, ad esempio se ci fosse davvero il sottopasso di collegamento con il parcheggio gratuito delle parigine la stazione sarebbe attraversata da più persone, rendendo sensate iniziative commerciali al suo interno, rivitalizzando anche la piazza Marconi, che così, liberata dal terminal degli autobus, sarebbe facile rinnovare in modo splendido», propongono ancora Trio, Miglio e Gobbato.
«In conclusione, non è pensabile che un fabbricato di cotanto valore architettonico e storico, che ha oltretutto un impatto ambientale di notevole importanza nell’area geografica luinese, sia abbandonato a destini di degrado e incuria. Occorre che la comunità luinese se ne faccia carico e trovi soluzioni di nuovi utilizzi e nuova vita», concludono.
© Riproduzione riservata






