Cani malnutriti, in precarie condizioni igieniche, altri morti e messi in congelatore. E poi ancora uccelli di provenienza illecita, alcuni deceduti e in avanzato stato di decomposizione. Un allevamento degli orrori, quello scoperto dai carabinieri ormai diversi anni fa in Valcuvia, i cui titolari dell’epoca – i fatti risalgono al 2015 – sono ancora sotto processo in tribunale a Varese con accuse che vanno dall’esercizio abusivo della professione alla ricettazione di volatili protetti e, ovviamente, al maltrattamento di animali.
Accuse, però, destinate in larga parte a cadere per l’intervento della prescrizione, che calerà come una scure sul procedimento penale nel corso dell’estate, e di fatto tra le contestazioni resterà in piedi soltanto quella di ricettazione.
Gli imputati nello specifico sono tre, perché oltre agli allevatori è a processo un veterinario, che però è anche parte lesa: nell’allevamento i carabinieri trovarono timbri e microchip riconducibili alla sua attività, e in alcuni documenti sanitari contraffatti fu rinvenuta la sua firma. Il fascicolo riguardante la vicenda è tornato in aula ieri, ma davanti al giudice le parti non hanno potuto far altro che calcolare i tempi che separano il procedimento dall’imminente prescrizione, a causa della quale alcuni aspetti della vicenda stessa resteranno probabilmente senza una spiegazione.
Quindici in totale i cani – tra cui dieci jack russel – che furono trovati nei vari spazi dell’allevamento, compromessi dal degrado. In un primo momento la loro gestione venne affidata ad un canile municipale. I volatili di specie protetta, tra cui un raro pappagallo, furono invece portati in una clinica.
© Riproduzione riservata





Vuoi lasciare un commento? | 0