Non fu il titolare della farmacia di Grantola ad ordinare ad una sua dipendente – assunta come magazziniere – di occuparsi delle vendite al banco in sua assenza. Lo ha stabilito con una sentenza il giudice del tribunale di Varese Alessandra Sagone, che ha assolto l’uomo dall’accusa di esercizio abusivo della professione.
“So di aver sbagliato a prendere quell’iniziativa – ha raccontato in veste di testimone la dipendente, già condannata per il medesimo capo d’imputazione, – ma ci trovavamo in emergenza a livello di personale”. Stando a quanto ricostruito durante il dibattimento, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, il cinquantaquattrenne titolare della farmacia era stato costretto ad assentarsi dal posto di lavoro per motivi familiari e di salute. L’attività di vendita al pubblico, di conseguenza, finì tutta a carico del secondo dottore impiegato presso l’esercizio: l’unico con i requisiti necessari.
“Dai sopralluoghi effettuati dalla guardia di finanza in sede di indagine è emerso che il titolare, in quei momenti, non si trovava sul posto di lavoro – ha spiegato l’avvocato Luca Marsico, difensore dell’uomo, nel chiedere l’assoluzione. C’era un altro medico ad organizzare l’attività di vendita ma non lui, che per i militari rimane uno sconosciuto. Rispetto al ruolo della responsabile del magazzino – ha aggiunto il difensore – dalle indagini si è appreso che si trovava spesso dietro il bancone, pur non indossando il camice bianco. A questo proposito, non va dimenticato che l’approvvigionamento del banco rientrava tra le mansioni associate alla sua qualifica (la donna, a seguito della vicenda, è stata licenziata, ndr). Il farmacista avrebbe dovuto essere presente per determinare lo svolgimento della attività abusiva della sua collaboratrice. Queste condizioni non si sono verificate”.
Chiusa l’istruttoria, anche il pubblico ministero Davide Toscani aveva chiesto al giudice l’assoluzione, citando la “particolare tenuità del fatto” e la sua episodicità, ma aggiungendo: “E’ inverosimile che il titolare non fosse a conoscenza della situazione in una piccola farmacia di paese”, come quella in cui si è svolta la vicenda.
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