Sei mesi di reclusione e un risarcimento di migliaia di euro per aver pesantemente influenzato la quotidianità dei vicini di casa, tra screzi e insulti finiti al centro di un processo per atti persecutori che si è concluso oggi in tribunale a Varese con la condanna degli imputati, una coppia di Cuasso al Monte.
Accolta la richiesta del pubblico ministero, a cui si erano associati gli avvocati delle tre parti civili, marito, moglie e figlio, sottolineando l’impatto negativo delle vicende – proseguite per anni – sulla vita degli assistiti. Molto più di banali liti di vicinato, con la casa che diventa «luogo di ansie» e le abitudini che vengono condizionate da quelle dei vicini.
Le litigate potevano scattare per un parcheggio fuori da casa, per il modo con cui venivano raccolte e accumulate le foglie. E in inverno per il modo di spazzare la neve: le odierne persone offese che spalavano, gli odierni imputati che mettevano mano, finendo per coprire i panettoni stradali che erano stati puliti. E poi ancora il figlio che sente i vicini insultare pesantemente il padre, apostrofato come “terrone” e “ciccione”, e si chiede per quale motivo il genitore non reagisca, sollevando così tensioni in casa con papà e mamma, con serie ripercussioni psicologiche per la donna, causate dalle liti proseguite per anni.
Tutto provato da quanto emerso in dibattimento, secondo gli avvocati di parte civile. Tutto inserito in un capo d’accusa poco chiaro, secondo la difesa degli imputati, che per certi episodi ha puntato il dito sulla presunta incoerenza tra quanto emerso a dibattimento e quanto contestato in principio. Come per la neve spalata fuori da casa, a fronte di una «nevicata irrisoria», che quindi non avrebbe rappresentato un reale pericolo per le auto, al di là dei dissidi tra vicini. E poi ci sono le parole pronunciate in aula da un maresciallo dei carabinieri, in riferimento ad un singolo fatto: in quel periodo, tra le due famiglie, non c’erano problemi.
La tesi assolutoria è però stata respinta dal giudice. E ora la coppia condannata (con pena sospesa) dovrà risarcire i vicini con una provvisionale di 13mila euro. La quantificazione complessiva del danno spetterà al tribunale civile.
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