Turchia | 7 Febbraio 2023

Terremoto in Turchia e Siria, oltre 5mila le vittime. Soccorsi complicati dal freddo

Sale di ora in ora il bilancio dei morti, mentre è arrivato ad Adana un primo contingente di aiuti italiano. Oltre 200 i connazionali contattati dalla Farnesina, uno ancora irreperibile

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Edifici crollati e ridotti in polvere, case che non esistono più, migliaia e migliaia di feriti e poco meno di cinquemila, finora, le persone che hanno perso la vita a causa del terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito Turchia e Siria nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 febbraio e delle successive scosse, tra cui una di magnitudo 7.5, che ha aggravato ulteriormente la situazione.

Le autorità sanitarie locali hanno infatti aggiornato a 5.016 morti il bilancio delle vittime (alle ore 9.55): solo nel sud della Turchia i decessi sono 3.419, mentre almeno 812 morti sono stati confermati nelle zone della Siria controllate dal regime di Damasco. L’agenzia di stampa Sana ha aggiunto che almeno 1.449 persone sono rimaste ferite nelle province di Aleppo, Latakia, Hama, Idlib e Tartous, mentre è salito a 790 morti il bilancio del sisma nelle zone della Siria nordoccidentale sotto il controllo dell’opposizione, come spiegano i Caschi Bianchi.

La corsa contro il tempo dei soccorritori per cercare di liberare dalle macerie le persone che sono rimaste intrappolate (7.800 quelle tratte in salvo solo in Turchia) è rallentata dal freddo e dalle difficilissime condizioni meteo oltre che dalla ridotta disponibilità di attrezzature adatte, specialmente in territorio siriano.

La Turchia ha dispiegato più di 24.400 addetti alla ricerca e al soccorso, mentre Orhan Tatar, funzionario dell’Agenzia per la gestione dei disastri, ha aggiunto che anche 10 navi stavano aiutando i soccorsi trasportando i feriti negli ospedali, principalmente dal porto mediterraneo di Iskenderun, benché una parte di esso sia interessata da un vasto incendio causato dal rovesciamento di container seguito alle violente scosse. Circa 55 elicotteri hanno effettuato 154 sortite per trasportare gli aiuti di emergenza e circa 85 camion stanno distribuendo cibo.

L’Organizzazione mondiale della sanità Europa è in campo, insieme all’ufficio nazionale e in collaborazione con la sede centrale dell’agenzia Onu per la salute, per sostenere il ministero della Salute turco nella risposta all’emergenza umanitaria: «Al momento l’attenzione è chiaramente sulla ricerca e salvataggio – ha spiegato ieri sera il direttore regionale dell’emergenza per l’Oms Europa Gerald Rockenschaub, che sta coordinando la risposta insieme all’esperta Catherine Smallwood, incident manager, sotto la guida del direttore regionale Hans Kluge.

«Ci sono feriti da curare – ha elencato Rockenschaub – la risposta di primo soccorso alle comunità sul campo e poi la cura dei traumi più specializzata negli ospedali. Anche il rischio di malattie infettive, a parte il rischio immediato di traumi e lesioni, sta decisamente aumentando. Alcune delle linee di approvvigionamento cruciali, acqua e servizi igienico-sanitari, saranno compromesse. E c’è ovviamente un trauma enorme, ovviamente psicologico, oltre al trauma fisico, che deve essere affrontato».

Nel frattempo è partita anche la macchina italiana degli aiuti messa in campo dalla Difesa con il decollo, ieri sera, del primo C130 dell’Aeronautica Militare con a bordo materiali e personale per prestare soccorso alla popolazione. Il velivolo è atterrato ad Adana intorno alle 6.00 di questa mattina con a bordo 50 vigili del fuoco dei team Usar di Toscana e Lazio (personale specializzato per la ricerca di dispersi sotto le macerie che ha operato nelle analoghe emergenze in Italia e all’estero), 11 sanitari e 6 unità del Dipartimento della Protezione civile.

Al lavoro anche l’unità di crisi della Farnesina, che è riuscita a contattare tutti gli italiani presenti nelle zone colpite dal terremoto – 61 nell’area più complicata e 168 in quella più vasta – tranne uno che non è stato ancora rintracciato. A spiegarlo è stato lo stesso ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani: «Il fatto è che non ci sono collegamenti, quindi non sappiamo nulla di lui. Continuiamo a ricercarlo. Era per lavoro in Turchia. Non abbiamo notizie precise esattamente di dove stesse nel momento in cui c’è stato il sisma». (Immagine di Agenzia DIRE)

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