In chiesa non per esigenze di fede ma perché attratto dal luccichio di alcuni oggetti sacri. Protagonista della vicenda, avvenuta nel settembre del 2020, è un ragazzo all’epoca 26enne, assolto oggi in tribunale a Varese dall’accusa di furto aggravato, con la formula della particolare tenuità del fatto.
Quel giorno entrò in chiesa a Muceno, prese un crocifisso e lo usò per scardinare la porta del tabernacolo, prelevando inoltre una lampada e il calice utilizzato per l’eucarestia.
Gli oggetti, in ottone, furono poi ritrovati a casa sua dai carabinieri di Luino, che risalirono al ragazzo, già noto alle forze dell’ordine, per via delle impronte lasciate all’interno della chiesa e successivamente esaminate dai Ris.
Il giudice monocratico ha accolto la richiesta di assoluzione del pubblico ministero, alla quale si era associato anche l’avvocato della difesa Vera Dall’Osto. Tutta la refurtiva, dopo il ritrovamento, fu restituita al parroco che per primo si era accorto dei danneggiamenti e della sparizione degli oggetti sacri, denunciando l’accaduto ai carabinieri.
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