Milano | 17 Gennaio 2023

Da Marchirolo a Milano, l’arte di Massinissa Askeur calca le passerelle della Fashion Week

Continuano i successi del pittore simbolista, marchirolese d'adozione, che proprio qualche giorno fa ha debuttato nella città della moda con i capi realizzati insieme allo stilista Gianni Tolentino

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Proprio in questi giorni, la moda è tornata a Milano con la Men’s Fashion Week 2023 che ha visto sfilare in passerella le anteprime dei trend autunno-inverno 2023/2024 per la collezione uomo. Si tratta di uno degli eventi più importanti per il sistema moda, che vede ogni anno la partecipazione di designers e stilisti di fama mondiale, così come la presenza di celebrità da ogni parte del mondo.

Tra le opere di alta moda che hanno sfilato in passerella nella giornata di domenica, hanno spiccato, catturando l’attenzione di tutti fra applausi e complimenti, quelle nate dalla collaborazione tra lo stilista Gianni Tolentino e l’artista simbolista Massinissa Askeur. Un’unione che ha saputo rendere protagonista l’intramontabile connubio tra arte e moda, dove tradizione e simbolismo hanno incontrato design e tessuti pregiati nella creazione della collezione Origines” (“Origini”, ndr).  Ad indossare queste “opere d’arte”, portandole in vita sulla passerella, è stato il modello Fabio Mancini – noto per essere stato uno dei modelli di punta di Giorgio Armani – che ha deciso, a chiusura della sua carriera, di sfilare un’ultima volta indossando proprio gli abiti realizzati da Tolentino e Askeur.

Massinissa si era già occupato di design – realizzando anche una sua collezione di orologi, “Napoleon Watches“, nel 2017, che gli è valsa un riconoscimento dal Consolato d’Algeria a Milano -, ma non (ancora) di abiti e passerelle. Nonostante avesse sempre desiderato vedere le proprie opere indossate nell’alta moda, dietro l’inizio di questa avventura si celano anni di viaggi e studi, tra le tradizioni e le culture mediterranee, presenti e passate.

Massinissa Askeur: dall’Algeria alla Valmarchirolo

Massinissa Askeur nasce ad Algeri nel 1987 e sin dalla prima giovinezza viaggia in tutto il Nord Africa, entrando in contatto con diverse culture e tradizioni. Dopo gli studi in ambito umanistico, inizia a viaggiare per l’Europa appassionandosi all’arte, alla storia e alla filosofia antica greco-romana, per poi trasferirsi a Marchirolo, dove vive con la moglie Martina e i figli Noah e Théa da più di dieci anni. «Ho iniziato a dipingere in Algeria – racconta Massinissa alla nostra redazione -, ho studiato Scienze Umane e storia del Mediterraneo, poi sono arrivato in Italia nel 2012 e ho iniziato il mio percorso artistico-lavorativo anche qui, organizzando alcune mostre private che hanno fatto sì che venissi notato, essendo la mia artediversa“».

Massinissa, appassionato di disegno, pittura e scultura, è infatti il più importante artista simbolista italiano vivente e le sue opere sono state esposte nelle sedi più prestigiose, tra cui la Biennale di Venezia e il Carrousel du Louvre a Parigi. Durante l’ultimo Festival del cinema di Cannes è stato premiato all’Università di Paul Valery come erede di Joan Mirò, artista surrealista catalano tra i più importanti del Novecento, e, sempre lo scorso anno, ha debuttato in “Artisti 22”, l’annuario di arte contemporanea realizzato dai più importanti critici d’arte italiana, tra cui anche Vittorio Sgarbi, per Mondadori.

Il “simbolismo astratto”: una comunicazione antica ed universale

«Sono un simbolista astratto, seguo la scuola di Mirò – racconta Massinissa -. Uso dei simboli intuitivi che all’interno dell’opera complessiva vanno a comunicare direttamente con l’anima dell’osservatore, spingendolo a guardare oltre. Lavoro molto sull’introspezione e l’inconscio e mi ispiro all’arte tradizionale del Mediterraneo. Amo tantissimo la cultura mediterranea, la storia greco-romana, la storia etrusca. Attraverso le mie opere vado sempre a ricordare all’osservatore l’origine che accomuna tutti noi: l’umanità».

«I graffiti rupestri a cui mi ispiro – prosegue l’artista – li possiamo trovare in Africa, così come in Val Camonica, perché è il linguaggio che ha usato l’Homo Sapiens per comunicare al prossimo, per abbattere le barriere comunicative. Quando scopriamo queste incisioni, non andiamo a pensare che chi le ha fatte fosse africano, del Niger, o del Giappone, ma solo che fosse un nostro antenato, da cui discendiamo. È molto importante riportare l’uomo a una forma di “globalizzazione” positiva, che esisteva già e che io presto ai miei dipinti».

«L’artista è un fotografo del tempo, noi siamo responsabili di trasmettere al prossimo ciò che viviamo oggi. Sappiamo com’era la vita romana guardando le opere di quel periodo, per esempio. L’arte ha sempre trasmesso la realtà del momento, noi oggi trasmettiamo alle generazioni future il momento presente, un momento difficile, fatto di pandemie e guerre, ma con persone che si impegnano comunque a trovare la bellezza e a trasmetterla attraverso l’umanità. È la missione di qualsiasi artista».

Dal “simbolismo” sulla tela alla Milano Fashion Week

«Durante il Festival di Cannes ho conosciuto molte persone – racconta Massinissa -, tra cui Gianni Tolentino, un grandissimo stilista italiano, vincitore del “Leone d’Oro”. È rimasto colpito dalle mie opere e c’è stata subito intesa, non c’è stato alcun gap generazionale. I miei dipinti sono stati stampati nella seta che poi Gianni ha utilizzato per realizzare gli abiti. Un modo per portare la moda italiana nel mondo, ma con un messaggio artistico, un messaggio di umanità, abbattendo le barriere».

Da questa collaborazione sono nati capi unici, di grande pregio: dieci per la collezione uomo presentata proprio domenica alla Milano Men’s Fashion Week e dieci per la collezione donna che verrà, invece, presentata in primavera. «È stata un’esperienza molto positiva – spiega Massinissa -. Assistere alla Fashion Week come stilista è diverso rispetto che ad assistere come spettatore. Puoi osservare la realizzazione dei disegni, vedere i capi arrivare a questi vertici della moda indossati da un modello di fama internazionale come Fabio, puoi vedere come vengano fotografati da tutti. È stato un gran successo ed è chiaro che questo dia soddisfazione, ma rimanendo sempre umili e con i piedi per terra per capire anche come procedere».

Tra i progetti futuri: l’alta moda a Varese

«Nei miei progetti futuri ci sono sia l’arte – nasco artista e sarò sempre artista – che la moda. Dal punto di vista artistico, tra non molto uscirà un lungometraggio sulla mia carriera e sono stato chiamato per un tour americano di esposizione delle mie opere».

«Per quanto riguarda la moda, in primavera parteciperemo alla Milano Fashion Week per svelare i modelli donna della nostra collezione, ma non solo. Infatti – prosegue Massinissa -, tra i progetti c’è anche quello di portare un po’ di “settimana della moda” a Varese, per promuovere il nostro territorio, di cui sono innamorato. È importante impegnarsi sempre per riportarne alla luce la straordinaria bellezza, che è evidente per chi vede queste zone per la prima volta, ma meno per chi ci vive, o le frequenta spesso».

«Recentemente, ho fatto una donazione artistica a San Paolo (una raffinata tavola panoramica realizzata da Massinissa e posta nei pressi della chiesa di San Paolo a Marchirolo, ndr) e in quest’occasione tantissime persone di tutto il Varesotto hanno colto l’opportunità per vedere e conoscere questo luogo. Il ruolo dell’arte – conclude – è proprio questo: cercare di fare da mediatore, promuovendo un tempo, un posto e una realtà».

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