Varese | 15 Dicembre 2022

“CurArti”, il San Carlo del Torriani torna all’ospedale di Circolo di Varese

Inaugurato oggi il restauro del quadro “San Carlo che elargisce l’elemosina ai poveri”, ora esposto nella hall del nosocomio. Un tassello in più per il progetto della Fondazione Il Circolo della Bontà

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Un altro tassello arricchisce il progetto CurArti sviluppato dalla Fondazione Il Circolo della Bontà in sinergia con l’Asst Sette Laghi: questa mattina nella hall del monoblocco dell’ospedale di Circolo di Varese è stato inaugurato un nuovo allestimento che valorizza il restauro del San Carlo che elargisce l’elemosina ai poveri.

L’opera, prima in prestito al Museo del Castello di Masnago di Varese, fu realizzata da Francesco Innocenzo Torriani, pittore nato a Mendrisio nel 1648 e morto nel 1700 a Como, dove aveva bottega, e rappresenta una delle tele più preziose della quadreria dell’ente ospedaliero, ora riportata all’attenzione di pazienti e visitatori.

«C’è stato un tempo in cui la cultura del lascito solidale e della donazione liberale, in altre parole la cultura della bontà, ha fatto crescere gli ospedali pubblici, specialmente nella nostra Lombardia – spiega Gianni Spartà, presidente della Fondazione – Di questa miscela di responsabilità sociale e impegno sanitario c’è di nuovo bisogno. La Fondazione Il Circolo della Bontà lo ha sperimentato durante i mesi tragici della pandemia, ottenendo da oltre seimila donatori di cuore aiuti urgenti, grazie ai quali sono state salvate vite. Una sorta di protezione civile ospedaliera nata dal basso. Dello stretto rapporto solidale tra le cittadinanze e i luoghi di cura è vivida testimonianza anche l’arte. Ecco perché abbiamo finanziato il restauro e la condivisione del “San Carlo” che torna dopo tanti anni all’ospedale di Circolo. È un passaggio significativo dopo i due anni di pandemia».

Il restauro è stato condotto dalla dottoressa Gabriella Mantovani con la collaborazione di Marzia Renosto sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, mentre l’allestimento è opera dall’architetto Adriano Veronesi. Il tutto con la consulenza di Anna Maria Ferrari, docente di Storia dell’Arte al Liceo Classico Cairoli di Varese nonché componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Il Circolo della Bontà, che aggiunge: «Il dipinto rievoca la figura dell’arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo che nel 1567, in visita pastorale a Varese, constatò l’inadeguatezza dei due nosocomi esistenti, fondati nel Medioevo, e ne istituì uno nuovo: l’Ospedale dei Poveri, che aveva tra i propri compiti anche l’assistenza agli indigenti. Il dipinto ricorda, quindi, la carità del santo ma anche la continuità, nel secolo successivo, dell’istituzione da lui fondata».

Questo intervento rafforza la continuità dell’impegno della Fondazione Il Circolo della Bontà: «Ci piace chiamarla la terapia della bellezza – prosegue Spartà – Quella diffusa quotidianamente nella hall dell’ospedale dal pianoforte Mi-Fa-Sol Bene, l’abbiamo chiamato così, che tanti virtuosi musicisti, a volte medici e infermieri, suonano regalando sprazzi di svago e di speranza a pazienti e familiari. Oppure quella, imponente, che emana dal San Sebastiano curato da Irene riprodotto da Andrea Ravo Mattoni, maestro dell’arte di strada, su una torre all’ingresso dell’ospedale di Circolo. Era un manufatto anonimo, adesso parla e la gente vi sosta accanto, a volte ricavandovi pensieri positivi».

Si annunciano ulteriori iniziative della Fondazione nell’ambito del progetto CurArti: «Ci ispira il valore del prendersi cura dei luoghi in cui ci si cura – conclude Spartà – È un nostro impegno di volontariato che ci auspichiamo possa contribuire a rimettere gli ospedali al centro della vita sociale di Varese, Cittiglio, Luino, Tradate, Angera e Cuasso al Monte, laddove la sanità del territorio ha i suoi fondamentali presidi».

«Tengo innanzitutto a ringraziare la Fondazione Il Circolo della Bontà e la Sovrintendenza: la prima per aver accolto e fatto proprio, la seconda per aver autorizzato, il progetto CurArti – tiene a dire il Direttore Generale di ASST Sette Laghi Gianni Bonelli – Da un’idea tutto sommato semplice, quella di portare l’arte in ospedale, è conseguito qualcosa di molto più ampio, di veramente importante per l’ospedale e per la comunità: non si tratta più solo di aver portato l’arte, il bello che ispira il buono, ma anche di aver valorizzato il patrimonio artistico dell’azienda e, con esso, la storia, la memoria, l’esempio dei grandi del passato, grandi come San Carlo e come i benefattori che hanno accompagnato la crescita dell’ospedale e che continuano a farlo oggi, sia pure in vesti nuove, quelle della Fondazione Il Circolo della Bontà e dei tanti altri enti del Terzo Settore che ci supportano, ciascuno con una missione diversa, tutti con ASST Sette Laghi e i suoi pazienti nel cuore!».

«La forza espressiva del Torriani in questa pregevole opera evidenzia l’aspetto caritatevole del Santo che aiuta i bisognosi – commenta il Direttore Sanitario Lorenzo Maffioli, che condivide l’ufficio con un’altra tela del patrimonio artistico di ASST Sette Laghi raffigurante il cugino di san Carlo, l’arcivescovo Federico Borromeo – Quell’atteggiamento può essere considerato una metafora dell’approccio con cui l’Azienda SocioSanitaria si rivolge ai pazienti, prendendosi cura della persona nella sua complessità. Dobbiamo quindi ancor di più ringraziare la Fondazione Il Circolo della Bontà perché in questo modo, oltre ai significati già descritti, evidenzia anche quanto questa attenzione olistica al paziente, formalizzata e ribadita nella recente riforma del Sistema Sanitario Regionale, sia intrinseca nel nostro patrimonio valoriale da secoli».

A descrivere l’opera è la professoressa Anna Maria Ferrari, storica dell’arte, docente di Storia dell’Arte al Liceo Classico Cairoli di Varese e componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Il Circolo della Bontà:

L’Elemosina di San Carlo è un dipinto di cui è attestata la presenza nella chiesa dell’Ospedale di Varese sicuramente nell’Ottocento, quando il nosocomio era collocato in uno stabile che si affaccia sull’odierna via Donizetti, prima che venisse costruito il nuovo ospedale in Viale Borri, all’inizio del XX secolo.

Si tratta di un dipinto del 1675 circa che rievoca però una lunga storia, quella della rifondazione dell’ospedale di Varese da parte dell’arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, in occasione di una visita pastorale avvenuta nel 1567. Egli volle in questo modo fondare un ospedale più efficiente rispetto ai due ospedali esistenti, di fondazione medievale. Il più antico era quello del Nifontano fondato nella seconda metà del XII secolo (collocato lungo l’odierno viale Europa), posto poco fuori il borgo e ormai fatiscente all’epoca di San Carlo. Il secondo era quello di San Giovanni Evangelista (fondato intorno alla prima metà del XIV secolo) sito a pochi passi dalla Basilica di San Vittore di Varese e ormai insufficiente ai bisogni del borgo. Forse l’edificio sullo sfondo simboleggia proprio uno dei vecchi ospedali varesini. Il nuovo ospedale voluto da San Carlo venne denominato l’Ospedale dei Poveri: si tenga presente infatti che tra i compiti dell’ospedale vi era anche l’assistenza agli indigenti.

Il dipinto, che è uno dei più antichi appartenenti all’ospedale di Varese, è stato esposto per anni nella cantoria della vecchia chiesa dell’ospedale di viale Borri, intitolata a San Giovanni Evangelista. Negli ultimi anni è stato invece esposto nella sede museale del Castello di Masnago, in deposito temporaneo.

La tela raffigura al centro, in uno spazio aperto, l’arcivescovo Carlo Borromeo che elargisce l’elemosina ad un uomo vestito di indumenti laceri, inginocchiato davanti a lui; gli è accanto una donna con la gerla sulle spalle (da cui fa capolino il viso di un neonato); entrambi protendono le mani verso il santo. Dietro, sotto una tenda, si riparano una donna con un bambino e un uomo malato accasciato a terra. Ancora più sullo sfondo c’è un edificio porticato davanti a cui staziona un carro stipato di cadaveri, forse vittime della peste. È da ricordare a questo proposito il ruolo di San Carlo durante la terribile epidemia di peste che si abbatté sulla diocesi lombarda nel 1576-1577. In primo piano a destra, davanti ad un’altra tenda, è accovacciata una donna che sta allattando un neonato in fasce. Accanto a lei è teneramente addormentato un bambino, mentre una bambina, più grandicella, sembra indicare la scena principale di cui è protagonista Carlo Borromeo. Il gesto del santo è riecheggiato dalla figura dell’uomo a sinistra, che indossa un elegante cappello piumato: accanto a lui vi è un giovane che protende la mano ed un uomo seminudo e seduto di spalle, illuminato da un fascio di luce radente; la sua stampella spicca in primo piano.

Il dipinto rievoca la figura del fondatore dell’Ospedale dei Poveri di Varese, Carlo Borromeo, le cui gesta furono rappresentate in moltissimi dipinti, ad esempio in quelli appartenenti alla serie dei “quadroni” del Duomo di Milano realizzati nel corso del Seicento da alcuni importanti pittori lombardi. Tra gli episodi ricorrenti nell’iconografia di San Carlo, morto nel 1584 e canonizzato nel 1610, vi sono le visite agli appestati cui amministrava l’Eucarestia, l’elemosina agli indigenti, le miracolose guarigioni. Il dipinto varesino rievoca la carità di San Carlo sia nei confronti dei poveri, sia nei confronti degli infermi ma illustra anche come il gesto di San Carlo sia imitato da quello di un laico – l’uomo col cappello piumato, che veste abiti seicenteschi: forse si tratta un amministratore dell’Ospedale dei poveri di Varese. La carità è sottolineata grazie ad un calcolato gioco di sguardi e di gesti delle mani: mani aperte e tese a ricevere, mani protese a donare, mani che indicano e sottolineano i gesti di generosità; il giovane chierico, vestito di nero, che regge il piatto con i soldi a fianco di San Carlo, guarda chiaramente fuori da quadro per intercettare lo sguardo dell’osservatore e coinvolgerlo nella scena.

Il dipinto è stato riconosciuto per lo stile come un’opera di Francesco Innocenzo Torriani; a questo pittore e al padre Francesco (Orazio), anch’egli pittore, è stata dedicata nel 2006 una mostra in Svizzera, a Mendrisio. La mostra ha permesso la riscoperta dell’attività di questi due artisti che si avvalevano di collaboratori: Francesco Innocenzo nacque a Mendrisio nel 1648 e morì a Como, dove aveva la bottega, nel 1700. L’opera fu realizzata da Francesco Innocenzo probabilmente intorno al 1675 sotto lo stretto controllo del padre Francesco. Complessa è l’orchestrazione della scena, affollata di personaggi, con imponenti figure di quinta spesso sovradimensionate rispetto alle altre; anche in un’altra tela di Francesco Innocenzo è inserita in primo piano la figura di una donna che allatta, forse una balia, che ricorda l’iconografia della virtù teologale della Carità. Inutile sottolineare che questa allusione alla Carità ribadisce ancora una volta il “messaggio” del dipinto che illustra l’operato esemplare di Carlo Borromeo e di coloro che ne hanno seguito le orme.

Il dipinto fa parte della raccolta di opere d’arte che costituiscono il patrimonio artistico dell’ospedale di Varese e che sono in gran parte ospitate all’interno di Villa Tamagno. La Villa appartenne al tenore Francesco Tamagno, ma ancor prima al nobile Antonio Francesco Albuzzi, che scelse l’ospedale di Varese quale erede universale nel suo testamento del 30 ottobre 1801. L’Albuzzi fu ricordato da un ritratto eseguito da Paolo Petter che si trova nella quadreria dei benefattori dell’ospedale di Varese. Per circa un secolo e mezzo i ritratti dei benefattori vennero eseguiti a spese dell’ospedale per conservare il ricordo della beneficenza ricevuta. In occasione della festa di San Giovanni Evangelista, il 27 dicembre, questi ritratti venivano esposti al pubblico, rinsaldando la memoria di Varese nei confronti dei benefattori dell’ospedale.

Nella galleria dei ritratti dei benefattori (tra cui vi sono opere di Giuseppe Montanari), spicca il ritratto, realizzato da Giuseppe Amisani, di Emilia Zonda e Silvio Macchi. In anni più recenti, alcuni dei ritratti sono stati esposti ai Musei Civici di Villa Mirabello nella mostra, curata dal Centro Culturale Massimiliano Kolbe, La città e il suo ospedale: ottocento anni di storia dell’ospedale di Circolo (ottobre-novembre 1997). Certamente il restauro del dipinto dell’elemosina di San Carlo è il primo passo per il recupero della memoria, anche visiva, dei tanti benefattori che hanno sostenuto l’ospedale di Varese nella sua storia secolare.

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