In Lombardia ci si trova a vivere una «situazione di allarme in materia di assistenza medica». Secondo quanto afferma il Codacons, le carenze di personale toccano tutto il mondo della sanità.
Il 15 novembre, ad esempio, scadrà l’avviso di Regione Lombardia per medici di emergenza territoriale del 118 che coprano le 380 ore vacanti in Asst Valtellina e Alto Lario, 190 in Asst Mantova, 76 in Asst Spedali Civili di Brescia e Asst Cremona.
Sul fronte infermieri, si stima che ne manchino 9mila in tutta la regione, di cui 4mila solo negli ospedali: carenza evidente soprattutto nei Pronto Soccorso e nei piccoli ospedali.
«Il Pnrr destina molti fondi alla sanità, ma sono per comprare strumentazioni, non per assumere medici che comunque, a causa di una cattiva programmazione delle specializzazioni, non ci sono. Vero che le borse sono state aumentate, ma ci vogliono 7-8 anni per la formazione – prosegue l’associazione – Intanto i Pronto soccorso diventano il punto di riferimento a cui tutti si rivolgono, anche per accorciare i tempi di visite ed esami, ma il personale è esausto, sono scontenti dei turni massacranti, della cattiva gestione, di dover rischiare pure di essere malmenati. Una soluzione potrebbe essere quella di rafforzare i Pronto soccorso dei grandi ospedali, chiudendo quelli dei piccoli».
«Per ora, le Asst colmano i vuoti attraverso i medici gettonisti, pagati di più dei colleghi, e a cui viene richiesta la sola laurea (e non la specialità, come per chi è in organico). Disparità che non fa che aumentare l’astio. Si arriva così a casi estremi di una brava dottoressa del Pronto soccorso che ha mollato tutto per fare la professoressa di biologia al liceo. In prospettiva, si rischia di avere una sanità di serie A, accessibile a chi se la può permettere, e una di serie B», conclude il Codacons che ha annunciato di aver presentato un esposto in Procura «per le colpevoli carenze organizzative a danno dell’assistenza ospedaliera dei cittadini».
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