Un’amicizia che diventa l’ancora di salvezza in un momento di particolare difficoltà, ma che poi si interrompe bruscamente a causa di una furiosa litigata, che diventa il pretesto per spostare le questioni dalla sfera personale a quella della giustizia, attraverso una denuncia.
Denuncia da cui, dopo le indagini del caso, è scaturita l’accusa di ricettazione, a carico di una donna di 65 anni domiciliata a Luino all’epoca dei fatti, avvenuti tra il 2014 e il 2016. Tutto inizia con una richiesta d’aiuto, quella di un’amica di vent’anni più giovane e in serie difficoltà economiche. Lo ha raccontato l’imputata stessa ieri mattina in tribunale a Varese, dove è in corso il processo legato alla vicenda.
«La zia con cui viveva l’aveva messa alla porta – ha spiegato la donna, difesa nel procedimento dall’avvocato Andrea Pellicini – era pieno inverno, mi chiese vitto e alloggio per circa quindici giorni». Giorni che poi diventano mesi, fino all’estate del 2015, quando l’odierna persona offesa decide di riprendersi la sua indipendenza, andandosene fuori regione. «Voleva sdebitarsi – ha aggiunto in udienza l’imputata – e per farlo mi mise in mano dei monili d’oro, che erano appartenuti alla madre, e mi abbracciò con affetto prima di salutarmi».
Quegli oggetti – una catenina, un ciondolo e due coppie di orecchini – di lì a poco assumeranno tutto un altro significato, in un contesto però simile – se non addirittura identico – a quello da cui ha avuto origine l’intera storia.
«A gennaio 2016 tornò da me – ha spiegato la 65enne – perché non lavorava e non aveva soldi. Mi chiese un prestito ma non potevo farcela, in più le avevo già dato dei soldi in precedenza, e non me li aveva più restituiti. Per aiutarla pensai di vendere quei monili che mi aveva regalato. Erano miei da più di un anno – ha precisato la donna – Li portai ad un negozio “compro oro” e poi le diedi il ricavato, circa 300 euro, specificando la provenienza di quei soldi. Ci rimase un po’ male, per via del valore affettivo dei gioielli, ma sul momento non fece questioni».
La convivenza a quel punto riparte. Non a casa dell’amica oggi a processo, ma nell’abitazione luinese di una persona che la 65enne assisteva come badante. Il tutto con il consenso della famiglia della persona non autosufficiente. Una sera la 43enne esce per una festa, ma al suo ritorno nessuno le apre la porta. «Le avevo raccomandato di tornare presto perché non eravamo a casa nostra – ha aggiunto l’imputata – Tornò alle 3. Aveva bevuto, si attaccò al campanello, io la lasciai fuori. Litigammo e poi se ne andò. Da quel giorno non l’ho più vista né sentita».
Ci penserà poi la 43enne a rifarsi viva, presentandosi al Comando dei carabinieri della città lacustre per incolpare l’amica della presunta sottrazione dei gioielli che, secondo la versione della donna accusata di ricettazione, erano stati regalati in segno di gratitudine. «Non ho mai capito le ragioni di quella denuncia», ha sottolineato in conclusione l’imputata. Sarà a questo punto la persona offesa a fare chiarezza sui fatti, perché al ritorno in aula – previsto per maggio – toccherà a lei rispondere alle domande delle parti.
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