Cadegliano Viconago | 6 Giugno 2022

“Cadegliano Festival – Piccola Spoleto”, pubblico incantato dalla magia di “Elena di Sparta”

Dove nasce la storia umana e la bellezza della donna. Recensione dello spettacolo per il Laboratorio di Critica teatrale del Centro Universitario Teatrale Insubria

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(a cura di Giulio Bellotto) Sul palco montato nello spiazzo retrostante il Municipio di Cadegliano, uno spazio sormontato da un grande salice piangente che con le sue foglie verdi come gemme ha impreziosito la serata, si sono avvicendate diverse voci di grande spessore per il primo appuntamento della 12esima edizione di “Cadegliano Festival – Piccola Spoleto“, dedicato al M° Gian Carlo Menotti.

Il Festival è iniziato sabato 4 giugno con lo spettacolo “Elena di Sparta” (Prod. Teatro Blu), compagnia teatrale diretta da Silvia Priori, creatrice anche della più estesa kermesse “Terre e Laghi – Festival internazionale di Teatro” nell’Insubria e nella Macroregione Alpina.

L’evento si è aperto con più di un richiamo al tema del festival, “La parità di genere”, rivista attraverso il mito greco – e questa, si badi, è una dichiarazione di intenti che si può leggere anche al contrario: nello specifico, si è infatti trattato il mito con la lente della parità di genere, attraverso diversi momenti culturali di cui lo spettacolo è stato solo il culmine.

E’ stato apprezzabile che a parlare di donne nel mito siano state delle donne; l’unico piede maschile a calcare il palco davanti al salice di Cadegliano è stato quello di Roberto Gerboles, attore e regista di Teatro Blu che, in veste di presentatore (in un parossismo di parità di genere potremmo dire “valletto”) della serata ha presentato due importanti chiose che hanno preceduto lo spettacolo: l’intervento completo e garbato della professoressa Daniela Cermesoni che in pochi minuti ha saputo riassumere le ispirazioni della pièce che stava per essere rappresentata, dal Proteo di Eschilo all’Elena di Euripide fino a quella di Ritsos; e quello poetico e accorato di Aleksandra Damnjanovic, che ha ricordato anche il maestro Luigi Bello le cui opere pittoriche-materiche ispirate al mito ornavano il limite del proscenio.

Ma veniamo finalmente allo spettacolo, che s’inaugura con un suono di cicale perfettamente adeguato alla lussureggiante cornice di quello che, come è stato ricordato durante i saluti istituzionali, è un territorio di grandi bellezze naturali.

Elena entra, diversa da come siamo abituati ad immaginarla: è vecchia e stanca, si appoggia ad un bastone.

Dalle note di regia:

Degrado, abbandono, senso di vuoto e caducità caratterizzano l’aspetto e l’animo della vecchia Elena, che vede scorrere lentamente davanti a sé il ricordo di ricchezze, glorie, invidie e bellezza. Com’è difficile andare incontro alla vecchiaia per colei che era così bella, intatta, provata.

«Non viene più nessuno a trovarmi. Mi sto per scordare le parole…», dice la donna, che ora vive in un’abitazione fatiscente, impregnata di polvere, frutta marcia e ombre.

Questa Elena così poco aderente ai canoni di bellezza classicamente imposti a lei e a tutte le donne, antiche e moderne, magistralmente interpretata da Silvia Priori, siede a fatica e strizza gli occhi per mettere a fuoco l’uomo che vede dinnanzi a sé.

È Odisseo che, lungi dal lasciarla abbandonata a se stessa, torna a farle visita per rievocare tempi e uomini ormai lontani. Attraverso l’escamotage del racconto al vecchio amico/nemico, la protagonista attraversa quindi ancora una volta la sua storia e la sua vita. Si leva, di nuovo giovane, al tempo delle scelte: chi prendere in sposo, dove trascorrere la sua vita, con chi.

Sono in realtà percorsi obbligati, che qualcuno ha già tracciato per lei: il padre Tindaro, il pretendente Menelao. Sono imposizioni di uomini capaci pure di pensare al bene delle donne, alla dote, e insieme ipocritamente al proprio vantaggio. Le lance per cui Sparta è famosa diventano una prigione per Elena, che languisce in un palazzo privo di amore; finché non arriva Paride e la storia segue il suo corso. Seguire Paride a Troia; fu una scelta di Elena o un inganno di Afrodite?

“Potessi lottare contro [il mondo], contro la Storia che mi immortalerà come la prostituta, la cagna. Ma io voglio solo essere felice”.

Emerge in queste parole, con tutta la sua violenza, il tema della guerra e della conquista (delle donne, ma anche della terra). Alle parole fa da contraltare una colonna sonora di sapore cinematografico che ben funziona nell’ottica di un’operazione di popolarizzazione del mito ed è funzionale agli interventi puntuali della danzatrice Selene Franceschini interprete delle ancelle di Elena che, attraverso i loro scherzi alla (ormai nuovamente) anziana regina, ne mettono inconsapevolmente alla prova il carattere. Ma ormai, dopo aver patito le sue vicende, Elena è saggia. E così lo spettatore. Pathèin mathèin, sostenevano i greci. Soffrire è apprendere. Elena trova un nuovo equilibrio, all’interno del suo stesso mito, e spicca il volo.

Il numeroso pubblico ha applaudito lungamente, travolto dalla magica atmosfera che lo spettacolo ha saputo creare.

© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0

Lascia un commento

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com