Dopo la pesta suina africana è arrivata (o meglio, tornata) anche la rogna. Se per la prima patologia – trovata in diversi territori tra Piemonte, Liguria e Lazio – non si sono registrati casi nell’alto Varesotto, le alterazioni cutanee con gonfiori e croste giallastre, soprattutto lungo il ventre, tipiche della seconda, sono comparse sulle carcasse di alcuni cinghiali abbattuti nei boschi delle valli, in particolare in quelli della cosiddetta ATC1, l’area di circa 22 mila ettari che da Luino si estende verso la Valcuvia e il Ceresio.
Non si tratta di un’invasione, ma di pochi casi, sufficienti però per portare l’attenzione del servizio veterinario di Ats Insubria su quanto rinvenuto nelle zone boschive. I campionamenti hanno confermato la natura delle alterazioni: rogna sarcoptica, una patologia che colpisce animali di tutte le età, indipendentemente dal sesso, e con particolare riferimento alla fauna selvatica: cinghiali, come detto, ma anche ricci, volpi, cervi e caprioli. Si trasmette per contatto diretto tra animali, ma anche tra terreno e animale, dato che l’acaro della rogna riesce a sopravvivere nell’ambiente per giorni in condizioni ottimali.
La malattia può essere trasmessa anche all’uomo, attraverso il contatto con l’animale infetto. Causa lesioni e forti pruriti, ed è per questo che l’Ats, con una nota inoltrata agli operatori del settore – cacciatori e personale della polizia ittico venatoria della provincia – ha ricordato quali sono le precauzioni da adottare: usare guanti monouso a contatto con la fauna e lavare accuratamente i propri indumenti (efficaci i lavaggi in lavatrice a temperature di almeno 50°C).
Nell’area della Veddasca – che appartiene per competenza al Comprensorio Alpino Nord Verbano – l’elenco delle specie potenzialmente esposte alla problematica si allunga, data la presenza del camoscio. Qui tuttavia, almeno per il momento, la malattia non è ancora stata individuata. Ma le rogne – non solo in senso clinico – sono comunque dietro l’angolo.
«Il primo giugno inizieremo la caccia di selezione al cinghiale – commenta Lino Passalacqua, presidente del comprensorio – Abbiamo un piano di abbattimento di 120 cinghiali e terremo sotto monitoraggio la situazione, prendendo tutte le precauzioni del caso. Ci sono già state delle segnalazioni – precisa Passalacqua – ma riguardano la rogna demodettica, provocata sempre da un acaro, come nel caso della sarcoptica, da cui si sviluppa però un’azione meno aggressiva. Gli animali infetti possono essere riconosciuti perché iniziano a perdere il pelo. In caso di rinvenimenti abbiamo dato disposizione ai nostri associati di portare le carcasse alla casa di caccia (l’ex macello di Luino, ndr) per i prelievi. La carne poi non verrà consumata, ma smaltita».
Meno letale della peste, ma comunque altamente debilitante, anche la rogna – sarcoptica o demodettica, per stabilire la differenza è necessario passare dall’analisi in laboratorio – può portare a gravi conseguenze per l’animale. Il fenomeno ricompare periodicamente, ma ogni volta è complicato risalire alla sua origine. «Si può ipotizzare un collegamento con i cambiamenti climatici – aggiunge in conclusione Passalacqua – con inverni meno freddi l’acaro sopravvive più a lungo, e l’animale si trova a fare i conti con più parassiti».
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Parlare dell’abbattimento di 120 cinghiali nell’area Veddasca mi pare una barzelletta…..
Il numero degli ungulati è di molto ma molto superiore.
Sarebbe ora che chi di dovere prendesse provvedimenti seri in merito e si cercasse, una volta per tutte, di risolvere il problema e non continuare con decisioni al ribasso prese per non scontentare nessuno.
Ricordo, ho i miei anni, che 30/40 anni fa nel Luinise i cinghiali non esistevano. Non si tratta di fauna autoctona.