Luino | 22 Aprile 2022

Luino, “Archivi Sereni-Chiara, si sta perdendo un patrimonio”

L'ex responsabile degli Archivi Chiara-Sereni, in un lungo contributo, esprime la sua opinione sull'attuale stato delle cose e, soprattutto sulle infinite occasioni di rilancio perse

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(a cura di Federico Crimi) Un anno fa, gli archivi di Vittorio Sereni e di Piero Chiara inauguravano, grazie al dinamismo del comitato scientifico e di Chiara Gatti, una sperimentale stagione di valorizzazione. Tramite l’ottimo strumento della piattaforma Civicam, fu possibile promuovere un calendario di incontri online (l’uno in collaborazione con il Centro Studi Franco Fortini dell’Università di Siena) dai risultati scientifici di alto profilo e, soprattutto, con numero di ascolti non inferiore a quello delle più grandi istituzioni culturali italiane (era tempo di Covid).

Quel tentativo nasceva dall’esigenza di restituire una concreta risposta alla definizione di Dante Isella (“la più vasta documentazione della vita letteraria del ‘900”), che dell’archivio luinese di Sereni fu promotore e negli anni (grazie alla professionalità e alla passione di chi nei decenni ne ha curato la gestione) instancabile fonte di iniziative memorabili.

Gli archivi sono stati il perno della ristrutturazione di Palazzo Verbania (attraendo milioni di euro di finanziamento) e ne dovevano essere il cuore pulsante. Allo scopo l’intero palazzo era stato riallestito e la biblioteca di Sereni e parte dell’archivio erano sempre aperti al pubblico. A distanza di un anno, Palazzo Verbania è chiuso da mesi e gli archivi aperti solo agli studiosi due giorni alla settimana.

Sono state perse, nel frattempo, una quantità infinita di occasioni di rilancio, non ultima la possibilità di inserirsi nel centenario pasoliniano, magari in collaborazione con l’editore Garzanti con il quale (in occasione della riedizione del carteggio di Pasolini) i rapporti erano stati ottimi per via di un inaspettato inedito riemerso tra le carte, forse l’ultimo che mancava di Pasolini.

Altre realtà territoriali simili, ma dalla ben minore potenza evocativa, nel frattempo, hanno osato persino candidarsi a capitale della cultura italiana e con eccellenti risultati. Mi ero ripromesso di non scrivere a lungo degli archivi, per non confonde piani personali e realtà dei fatti; ma come cittadino di Luino (e abbastanza informato!) chiedo di riattivare un destino di alto profilo per un’istituzione culturale che dev’essere il centro del rilancio per un territorio oramai al lumicino.

Occuparsi di cultura a Luino vuol dire soltanto sapersi occupare degli archivi e di palazzo Verbania. Il resto è normale routine. Se il compito è troppo arduo bisogna onestamente trarne le conseguenze per rispetto degli elettori e dei cittadini tutti.

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