Brenta | 9 Aprile 2022

Valcuvia, droga e armi nei boschi: l’appostamento, la fuga e le manette. Arrestati due marocchini

La ricostruzione dell'intervento dei carabinieri di Luino, effettuato giovedì a Brenta sulla strada del Santuario di S. Quirico. Il blitz dopo un'accurata fase di studio

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Droga e armi tra i boschi della Valcuvia. L’ultimo intervento dei carabinieri di Luino risale alla giornata di giovedì, come raccontato ieri dal nostro giornale. Il blitz si è consumato nell’area di San Quirico, nel Comune di Brenta, lungo la via che conduce al santuario. Due gli spacciatori arrestati, entrambi ventisettenni, di origine marocchina e irregolari.

Le manette sono scattate dopo diverse ore di osservazione da parte dei militari dell’Arma che, nascosti in mezzo alla vegetazione, hanno studiato i movimenti e il via vai delle auto di chi puntualmente si reca nei boschi per acquistare le proprie dosi di stupefacente.

I due pusher sono stati bloccati mentre tentavano di scappare, subito dopo la consegna di una busta di cocaina ad un quarantenne residente nel Varesotto. Un terzo soggetto è riuscito invece a dileguarsi in mezzo alle piante.

Tra gli effetti personali degli spacciatori, diverse armi: un revolver Taurus a tamburo, con sei colpi calibro 38 special, più altri due colpi che i marocchini avevano in tasca, ma anche un falcetto e due coltelli a serramanico: strumenti utilizzati per orientarsi nella vegetazione, ma anche per tenere lontani da sé eventuali “curiosi” o, ancora, per difendersi al fine di rivendicare il territorio nell’ambito dell’attività illecita che da tempo infesta numerose aree verdi nelle valli.

Nello zaino dei pusher i carabinieri hanno rinvenuto anche i cellulari utilizzati per tenersi in contatto con gli assuntori di sostanze e concordare luogo e orario della compravendita; cinque caricatori portatili, guanti da lavoro e una torcia elettrica da fronte.

I ventisettenni – uno dei quali mai censito sul territorio – sono stati accompagnati negli uffici del Comando di Luino per il foto segnalamento; successivamente sono stati tradotti al carcere Miogni di Varese. Dovranno rispondere dell’accusa di spaccio e detenzione illecita di arma comune da sparo.

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