Trovare soluzioni ecologiche per recuperare le munizioni dai laghi svizzeri. L’obiettivo è di stretta attualità in territorio elvetico, visto che un comitato di esperti si sta occupando di valutare le proposte arrivate da un concorso di idee lanciato ad agosto dello scorso anno, e i cui risultati sarebbero dovuti arrivare entro la fine di maggio 2025. Ma la complessità del contesto ha portato ad una proroga della scadenza.
E a proposito di contesto, il portale web del governo svizzero mette a disposizione un piccolo approfondimento storico: «Tra il 1918 e il 1964 sono state depositate munizioni militari sul fondale di alcuni laghi svizzeri. Si trattava di munizioni problematiche, munizioni di ordinanza delle truppe in perfetto stato ma in esubero oppure obsolete […]. La maggior parte delle munizioni affondate si trova nei laghi di Thun, Brienz e dei Quattro Cantoni, a una profondità compresa tra 150 e 220 metri».
Il concorso di idee è stato promosso dall’Ufficio federale dell’armamento Armasuisse. I tre migliori contributi riceveranno un premio in denaro per un importo complessivo di 50.000 franchi. «Non è prevista la realizzazione diretta delle proposte presentate che tuttavia potranno fungere da base per ulteriori accertamenti o per il lancio di progetti di ricerca», viene specificato sul portale del governo.
Il progetto è nato anche con l’obiettivo di coinvolgere scuole universitarie e industrie nel confronto su come effettuare il recupero degli armamenti garantendo la salvaguardia dei laghi: «Le munizioni affondate sono ricoperte da uno strato di sedimenti fini spesso fino a due metri. Nel caso in cui le operazioni di recupero mettano in sospensione questi ultimi, può prodursi un esaurimento dell’ossigeno, che a tali profondità è disponibile solo in misura limitata, con un conseguente danneggiamento dell’ecosistema del lago».
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