“Oggi sarà la giornata più difficile”: questo è quanto affermato questa mattina da fonti governative ucraine citate dall’emittente britannica Sky News.
Dopo l’avvio dell’invasione dell’Ucraina all’alba di ieri con ingressi di truppe dai fronti nord, est e sud – definita dal presidente Vladimir Putin «un’operazione speciale mirata» – le operazioni dell’esercito russo sono proseguite nella notte con diverse azioni: lanci di missili su Kiev, città assediate lungo la strada che porta dal confine alla capitale, attacchi diretti su obiettivi militari, ma anche – come reso noto dal presidente ucraino Volodymr Zelensky e come dimostrano anche le immagini che giungono da diverse aree del paese – su aree civili.
«Prima o poi la Russia dovrà parlare con noi. Dovrà parlare di come possiamo porre fine ai combattimenti e fermare l’invasione. Prima inizia questa conversazione, minori saranno le perdite per la Russia stessa», ha affermato Zelensky, aggiungendo che le forze ucraine «fanno tutto il possibile» per difendere il Paese ed elogiando la popolazione per l’«eroismo» dimostrato finora di fronte all’avanzata russa.
Ieri sera è stato anche emanato un decreto che impone la mobilitazione generale di tutti gli uomini fra i 18 e i 60 anni, ai quali è stato vietato di lasciare il paese.
Qualche dato sulle vittime è stato fornito dall’Ucraina, che ha dichiarato l’uccisione di 137 soldati e il ferimento di 316 persone, parlando invece di 800 uomini persi dalle forze russe, dalla cui parte non sono però mai giunte informazioni in merito. Si tratta comunque di numeri ancora non confermati da fonti indipendenti.
Nella giornata di ieri le truppe russe hanno preso il controllo dell’area della centrale nucleare di Chernobyl e hanno continuato sia a combattere nel Donbass e nell’area marittima di Mariupol, sia ad avanzare verso Kiev tanto che, in queste ultime ore, è stata segnalata la presenza di forze russe nel quartiere di Obolon, a 10 chilometri dal centro della capitale e il ministero della difesa ucraino ha chiesto agli abitanti di preparare e lanciare bombe molotov contro gli invasori.
«L’Italia condanna l’invasione», ha ribadito il presidente del Consiglio Mario Draghi nel corso dell’informativa tenuta in Parlamento (qui il video integrale), raccontando anche – non senza una certa emozione – della presenza di Zelensky al vertice europeo straordinario: il presidente ucraino, ha riferito Draghi, ha detto «che l’Ucraina non ha più tempo e che lui e la sua famiglia sono l’obiettivo dell’invasione russa. Un momento drammatico che ha colpito tutti i componenti del consiglio europeo».
Nella nottata è stato raggiunto dai vertici europei un accordo sul pacchetto di sanzioni da applicare che – come dichiarato dalla presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen – «include sanzioni finanziarie che riducono l’accesso della Russia ai più importanti mercati dei capitali. Ora ci rivolgiamo al 70% del mercato bancario russo, ma anche alle principali società statali, compreso il settore della difesa. Queste sanzioni aumenteranno gli oneri finanziari della Russia, aumenteranno l’inflazione ed eroderanno gradualmente la base industriale russa. Stiamo anche prendendo di mira l’élite russa limitando i loro depositi in modo che non possano più nascondere i loro soldi in rifugi sicuri in Europa».
«Le sanzioni – si legge nel comunicato finale del Consiglio europeo intenzionato ad adottare questo pacchetto senza alcun ritardo e annunciandone anche di nuove nei confronti della Bielorussia – coprono il settore finanziario, energetico quello dei trasporti, l’export di beni e finanziario, la politica dei visti e l’inserimento nella lista nera, e con nuove criteri, di personalità russe».
Se la discussione sulle conseguenze economiche delle sanzioni per l’economia italiana è uno dei punti maggiormente toccati sia dai vari esponenti politici sia dai confronti fra giornalisti ed esperti che si susseguono sui media, per quanto riguarda il territorio varesino è intervenuto ieri Roberto Grassi, presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, in un’intervista rilasciata all’Ansa.
«Le sanzioni – ha spiegato Grassi – non avranno particolari impatti diretti sull’export varesino nei confronti della Russia e anche verso l’Ucraina le nostre imprese non sono particolarmente esposte. Ciò che temiamo sono le ricadute di sistema, gli impatti in termini di ulteriori aumenti del costo dell’energia e nel rifornimento di materiali. Per questo serve una risposta comune di tutta l’Europa. La ripresa già in rallentamento rischia di perdere ulteriore velocità a causa di una crisi internazionale dai risvolti in questo momento imprevedibili. Diventa urgente per l’Italia dare risposte strutturali nel diminuire la nostra dipendenza dal gas russo».
Nei primi 9 mesi del 2021 Varese ha esportato in Russia beni per 121 milioni di euro. Tanto per dare un’idea si tratta di un valore che è la metà dell’export con destinazione il Belgio, decimo partner commerciale del territorio varesino. Nello stesso periodo le esportazioni di Varese in Ucraina sono state pari a 17,6 milioni di euro. (Immagini da Twitter)
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