«Quanto succede in Ucraina riguarda tutti noi, il nostro vivere da liberi, le nostre democrazie. Ho sempre pensato che qualsiasi forma di dialogo dovesse essere sincero e soprattutto utile, ma l’esperienza di questi giorni mostra che le azioni del governo russo rendono questo dialogo, nei fatti, impossibile»: queste le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio Mario Draghi in un breve discorso tenuto al termine del Cdm su quanto sta avvenendo dall’alba di oggi, giovedì 24 febbraio, in Ucraina.
Quello che più si temeva, infatti, è realtà: il massiccio attacco dell’esercito russo è stato lanciato alle prime ore del giorno, con l’ingresso di veicoli e carri armati, mezzi anfibi e raid aerei e missilistici su diverse aree del paese che prelude a quella che potrebbe essere una vera e propria invasione da parte delle forze militari di Mosca.
Il presidente della federazione russa Vladimir Putin ha affermato in un videomessaggio diffuso poco prima dell’inizio dei bombardamenti – secondo il Guardian registrato già lunedì scorso – che si tratta di un’operazione speciale in difesa del Donbass, ma i fatti, anche in virtù della minaccia di «conseguenze mai viste prima» nei confronti di «chiunque tenti di interferire», lasciano presagire che questo non sia nient’altro che l’inizio di operazioni più ampie. Tanto che la maggior parte dei raid è stata indirizzata verso obiettivi militari con il preciso scopo di “smilitarizzare” l’Ucraina.
Sono diversi, appunto, i fronti aperti dai russi, situati perlopiù nell’area orientale del paese e sul confine marittimo meridionale, ma si è registrato un attacco anche nella zona di Leopoli, non lontana dai confini con gli Stati europei, mentre altre truppe russe sono entrate in territorio ucraino attraverso il confine bielorusso, quello più vicino alla capitale Kiev, da dove pare siano stati lanciati anche attacchi di artiglieria.
A 35 chilometri a nord-ovest di Kiev, alla base aeronautica di Hostomel, così come in diverse aree soprattutto dell’est, sono tuttora in corso pesanti combattimenti. Lo avrebbe riferito, secondo quanto riportato da Bloomberg, il consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Mykhailo Podolyak: «L’attacco russo all’aeroporto potrebbe mirare a portare truppe aviotrasportate e un assalto all’amministrazione governativa». E proprio perché si teme un attacco diretto alla sede del governo, Podolyak ha anche consigliato ai cronisti di lavorare dalle proprie redazioni.

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Già da questa mattina il governo ucraino ha imposto la legge marziale in tutto il paese e interrotto tutte le relazioni diplomatiche con la Russia, mentre Zelensky ha invitato gli abitanti a restare nelle proprie case. In realtà le immagini diffuse in mattinata su tutti i media hanno mostrato interminabili code di veicoli ai benzinai e sulle strade in uscita da Kiev, mentre parte della popolazione della capitale si era rifugiata nelle stazioni della metropolitana. Sono state segnalate anche code chilometriche ai confini con la Repubblica di Moldova, con migliaia di cittadini ucraini che stanno tentando di uscire dal paese.
È ancora molto difficile stabilire quante siano finora le vittime di entrambi gli schieramenti perché le stime sono assolutamente parziali e non confermate da fonti indipendenti: da una parte, infatti, si parla di 40 soldati ucraini uccisi e Zelensky ha dichiarato di aver inflitto pesanti perdite all’esercito russo, mentre dall’altra i russi sostengono che le truppe ucraine non abbiano opposto resistenza e non hanno menzionato cifre relative ai propri morti. Anche diversi civili, però, dovrebbero essere stati coinvolti dagli attacchi in corso da questa mattina, tra cui uno al porto di Odessa e uno all’ospedale di Donetsk.
Unanime e ferma la condanna di tutti gli esponenti politici italiani, così come da parte di Unione Europea, Stati Uniti e Nato. Come dichiarato dalla presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen in mattinata, è in corso in queste ore la stesura di «un massiccio pacchetto di sanzioni» con cui prendere di mira «settori strategici dell’economia russa bloccando l’accesso a mercati e tecnologie che sono fondamentali per la Russia. Sanzioni concepite per avere un pesante impatto sugli interessi del Cremlino e sulla sua capacità di fare la guerra». Decisioni sulle quali l’UE ha riconosciuto di essere strettamente allineata non solo con gli USA, ma anche con Regno Unito, Canada, Giappone e Australia.
«La Russia ha attaccato l’Ucraina, è un atto brutale di guerra – ha affermato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ribadendo che non ci sono e non verranno dispiegate truppe Nato in Ucraina – È un momento grave per noi, la guerra è in Europa. Nei prossimi giorni invieremo ulteriori forze sul fianco Est. Noi siamo pronti, ma la nostra è un’alleanza preventiva, non vogliamo un conflitto. La Russia ha chiuso le porte a una soluzione diplomatica».
La situazione è in continua evoluzione – e preoccupa sempre di più – sia sul territorio ucraino sia in tutte le cancellerie europee ed extraeuropee. Nel tardo pomeriggio di oggi ci sarà una riunione del G7 mentre alle 20 si riunirà, a Bruxelles, il Consiglio Europeo in seduta straordinaria per approvare le durissime sanzioni nei confronti della Russia.
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