Aveva denunciato due carabinieri, accusandoli di averlo maltratto, ma poi a processo è finito lui, un marocchino di diciannove anni, che ora deve rispondere del reato di calunnia nei confronti dei militari dell’Arma.
I fatti, avvenuti a Grantola, risalgono al mese di marzo del 2015. Erano giorni che qualcuno si aggirava per il paese danneggiando le auto parcheggiate. I carabinieri di Marchirolo, dopo l’ennesima segnalazione, riuscirono ad individuare i due responsabili, cogliendoli praticamente sul fatto.
Ci fu una breve fuga verso il centro storico dove uno dei due vandali, l’odierno imputato, fu bloccato e ammanettato. Pronto per il trasporto in caserma, il giovane diede in escandescenze, tanto che i carabinieri chiesero il supporto di altre due pattuglie prima di partire.
Ci fu violenza? «No, abbiamo agito per contenerlo – ha spiegato ieri in un’aula del tribunale di Varese, dove è in corso il processo, uno degli operanti che si erano occupati dell’arresto -. Lui era sotto l’effetto dell’alcol, non era per niente collaborativo. Non lo è stato neanche in caserma». E proprio in caserma il ragazzo affermò di essere stato maltrattato dai carabinieri, di aver ricevuto un pugno e di essere stato spinto contro l’auto delle forze dell’ordine, dove aveva sbattuto la testa. Tutto inventato, stando all’accusa che gli viene contestata.
Per i danneggiamenti, rispetto ai quali si era dichiarato innocente, il giovane è già stato condannato. Per la calunnia l’imputato, difeso dall’avvocato Andrea Pellicini, avrà modo di spiegare la sua posizione nel corso della prossima udienza, quando si sottoporrà all’esame delle parti.
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