Varese | 21 Febbraio 2022

Luino, denuncia i parenti ma in tribunale “perde la memoria”

Cugino e nipote sono accusati rispettivamente di avergli danneggiato l'auto e averlo picchiato. Lui, un 60enne, in tribunale ha affermato di non ricordare nulla

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Sei anni dopo le denunce, il vuoto assoluto. Si è svolto tra una serie di “non ricordo” e “non ne ho idea” l’esame in tribunale a Varese di un sessantenne di Luino che nell’autunno 2015 era stato vittima di danneggiamenti e lesioni, in seguito a due fatti avvenuti a distanza ravvicinata e inseriti in un quadro di presunte tensioni familiari.

“Presunte” perché in aula la persona offesa ha dichiarato di non avere memoria di quegli accadimenti, come se non fosse stato lui a recarsi in caserma dai carabinieri. «Soffrivo e soffro tuttora di una grave forma di depressione – ha spiegato davanti al giudice – non ricordo quello che è successo ieri, figurarsi qualcosa che è accaduto quasi sei anni fa. In quel periodo dormivo dalla mattina alla sera, prendevo tonnellate di psicofarmaci».

Eppure fu proprio lui, dopo aver trovato la macchina con due gomme a terra fuori dall’abitazione dei genitori, a confrontarsi al telefono con l’anziano padre su quanto era successo. E durante la chiamata, a proposito del responsabile dell’atto, venne fuori il nome del cugino, un cinquantaseienne oggi detenuto per altre cause, con il quale aveva discusso il giorno precedente. Sempre lui, poco tempo dopo, richiese l’intervento dei carabinieri fuori da un locale di piazza Marconi, nel centro di Luino, dove a seguito di un diverbio era stato colpito al volto dal nipote: un ragazzo di trent’anni, imputato con il padre nel procedimento penale. Dopo l’aggressione il sessantenne si recò in ospedale e ne uscì con una prognosi di sei giorni.

«E’ stato certamente un dialogo un po’ animato» ha affermato l’uomo ripensando a quella vicenda, ma nonostante l’identità della persona che lo aveva colpito figuri nel verbale della denuncia sporta ai militari dell’Arma, in udienza l’uomo non ha attribuito il gesto al parente: «Sono stato aggredito, ma non ricordo da chi» ha detto in aula, dove il cugino, scortato dagli agenti della polizia penitenziaria, ha assistito al dibattimento.

Tra le accuse c’è anche un tentativo di estorsione che il padre del sessantenne avrebbe subìto per questioni di soldi. «Non ne so niente», è stata la linea del figlio, che su esplicita domanda del pubblico ministero, «lei ha paura di suo cugino?» ha risposto negativamente. E ha poi aggiunto: «E’ anche una brava persona, ha sempre lavorato». Il processo proseguirà il prossimo mese con le conclusioni delle parti.

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