(a cura di Alessandro Franzetti) Oggi, 16 febbraio, facciamo memoria di un grande luinese: il beato Jacopino da Luino.
Nacque attorno al 1422-23, apparteneva a un ramo cadetto della famiglia dei Luini (probabilmente gli Eleuteri) e visse agiatamente fino all’età di 42 anni, quando divenne frate carmelitano dopo aver ceduto ai fratelli la sua parte di eredità.
Viveva di questua e di preghiera e si dice che avesse rovinato le sue ginocchia perché stava molte ore al giorno piegato a pregare. Un giorno, ritornando in barca da Locarno, si assopì sulla barca e i barcaioli gli rubarono il pane e il vino dopo che lui si addormentò. Destatosi, trasformò le pietre che gli avevano lasciato in pane e l’acqua in vino. Guarì uno storpio, e con la sua preghiera protesse Luino dalla peste.
Nel 1477 su un terreno di proprietà della sua famiglia fu il promotore della edificazione del santuario del Carmine, allora convento. Morì pochi mesi dopo, e attorno al suo corpo si accesero miracolosamente i ceri. La sua berretta posta sulla pancia delle partorienti fu usata per proteggere madri e nascituri. Fu sepolto nella chiesa di San Pietro in Campagna, dove si trova tuttora, e un pittore di scuola luinesca lo raffigurò insieme ai magi mentre adoravano Gesù Bambino.
È il nostro santo luinese, ed è peccato che cosi pochi luinesi lo conoscano. Ringrazio il prevosto don Sergio Zambenetti che ha intenzione di ripristinarne il culto, finalmente. Beato Jacopino, ora pro nobis e pro Luino.
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