(Articolo a cura di P. Frigerio – B. Galli, dal bollettino “la SS. Pietà” n3 – 2020) Iacobus de Luino, noto come Iacopino da Luino, frate converso carmelitano, fu riconosciuto come “beato” dal popolo e dai confratelli che ne tramandarono la memoria e lo vollero effigiato sia nella chiesa di San Pietro, prima parrocchiale di Luino, sia nella chiesa della Beata Vergine del Monte Carmelo, da lui fondata.
Era venuto a morte al passaggio dal 1477 al 1478, quando il fervore da lui suscitato nei luinesi e anche, con la questua, nelle terre dell’Alto Verbano, aveva permesso di dar inizio alla costruzione del convento e della chiesa, poco fuori del borgo, sulla alta riva del lago.
Per il completamento fu invocato l’aiuto della duchessa Bona di Savoia; reggente per il figlio Gian Galeazzo Sforza, duca di Milano; nel 1482 giunse propizio il lascito di una gentildonna del Gambarogno, Allegranza della Chiesa, con un gesto che va riferito alla guarigione del di lei figlio, gravemente leso dal crollo d’un fabbricato e risanato dopo la preghiera del frate.
Giovò infine l’intervento del conte Giovanni Rusca, feudatario di Luino e Locarno, che volle sul portale della chiesa le sue iniziali ‒ IOhannes RVscha ‒ e le insegne di famiglia, le “grampelle da ghiaccio”. E fu certamente lui, comense di origine, a sollecitare, nel giro di pochi giorni del giugno 1487, la consacrazione sia del Carmine luinese, sia delle due chiese mariane di Locarno, suscitate dal francescano fra Bartolomeo Piatti da Ivrea, che segnarono l’inizio d’un “sacro monte”, infine coronato dal santuario della Madonna del Sasso di Orselina. Consacrò le chiese il vescovo in partibus di Anterado, Rolando di Rovescala, ausiliare del vescovo di Como, Branda Castiglioni, assente a Roma dove sarebbe morto di lì a poco.
Fu così manifesto il senso dell’iniziativa di fra Iacopino, iniziativa che meglio dei miracoli attribuitigli lo rende meritevole ai nostri occhi del riconoscimento tributato nel Martirologio milanese: avere cioè portato pace fra i terrieri di Valtravaglia (nobili de Luino o Luini in testa) e i loro signori, i conti Rusca. Fra Iacopino nell’anno della sua morte aveva sigillato con la speranza un aspro decennio di torti e ribellioni, culminati nella notte del Corpus Domini 1467 con la messa a fuoco di Luino da parte dei Rusca, con spedizione punitiva da Locarno per via di lago. Iacopino apparteneva al ramo dei Luini de Lezeduno, trapiantati in Valcuvia e forse non direttamente coinvolti nella faida: era tuttavia tornato a Luino per respingere nel segno della carità cristiana una eredità lancinante di rancore e di odio.
Scavi archeologici degli anni Sessanta, nella chiesa di S. Pietro in Campagna, hanno rivelato due tombe in mattoni sotto il pavimento della navata destra, aggiunta alla chiesa a fine ’500 incorporando sulla testata una bella cappella quattrocentesca a ridosso del campanile romanico. La prima tomba, in origine esterna alla chiesa come si sapeva essere stata quella del beato Iacopino, era vuota. L’altra tomba, entro il perimetro della cappella, conteneva le ossa che è stato spontaneo attribuire al Beato, ivi trasportate dalla precedente all’atto dell’ampliamento citato; sono ora riposte nella testata della stessa navata ove era esistito un altare.
Nella cappella era stata affrescata verso il primo quarto del ’500 l’Adorazione dei Magi, nel cui angolo superiore a sinistra si affaccia al presepe da una finestrella (come ben si ricordava ai tempi delle visite pastorali di san Carlo Borromeo) la bonaria figura del beato Iacopino, cum radiis circumcirca caput.
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