Lo scranno del giudice, il banco dell’accusa e quello dei legali, difesa e parte civile, il pubblico radunato sul fondo dell’aula per assistere. E poi il suono della campanella, che per una volta non ha segnato l’inizio di una tradizionale lezione, ma l’ingresso dei togati. Così gli studenti di quinta del corso di amministrazione, finanza e marketing dell’istituto “Carlo Volontè” di Luino hanno portato in scena il processo penale.
Dietro le quinte, in veste di avvocato, insegnante di diritto e ideatrice del progetto, la docente Antonella Sonnessa. Due i riferimenti per accompagnare gli alunni alla scoperta del “rito”, di quello che accade ogni giorno nelle aule di tribunale: da una parte la propria esperienza professionale, dall’altra un testo molto diffuso negli ambienti forensi, “L’arte del dubbio”, edito da Sellerio e scritto da Gianrico Carofiglio, romanziere ed ex magistrato.
Un testo incentrato sul complesso tema della “cross examination”, cioè l’esame incrociato attraverso il quale le parti contribuiscono alla acquisizione delle testimonianze durante il dibattimento. Uno scritto che da manuale teorico per operatori del diritto ha oltrepassato negli anni i confini della platea composta soltanto da lettori professionali, in virtù dell’originalità e del carattere letterario e romanzesco delle storie prese come esempio – e tratte da verbali autentici -, fino alla ripubblicazione sotto forma di “raccolta di racconti giudiziari”.
Grazie a queste pagine, accuratamente selezionate dall’insegnante, gli studenti hanno avuto modo di cimentarsi con le tecniche da applicare in udienza per rendere efficace una difesa o per minare la credibilità di un testimone, focalizzandosi sulle formule dibattimentali e sull’estetica della giustizia penale, per citare un altro libro, quello che il professor Ennio Amodio ha dedicato in parte proprio al modo con cui le dinamiche processuali vengono percepite e interpretate dai cittadini che assistono allo svolgersi del procedimento o vi prendono parte.
«La magistratura e gli organi costituzionali fanno parte del programma del quinto anno – spiega Sonnessa -. Oltre alle lezioni cerco sempre di portare gli studenti in tribunale ad assistere ad un vero processo. Quest’anno non è stato possibile farlo a causa delle restrizioni per il covid, così ho deciso di portare il processo direttamente in classe. Abbiamo selezionato un caso, siamo usciti dall’aula per preparare le parti, impedendo così al “pubblico” e ai “giudici” di conoscere in anticipo i dettagli del procedimento. Poi siamo rientrati e abbiamo dato inizio all’udienza».
I ragazzi si sono divertiti, assicura la professoressa, e per qualcuno di loro l’iniziativa è stata sicuramente qualcosa di più di un gioco. «C’è una studentessa che ha già manifestato l’intenzione di proseguire gli studi in giurisprudenza – sottolinea infine la docente -. Durante la rappresentazione ha indossato la mia toga».
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