Roma | 27 Gennaio 2022

Peste suina africana, arriva il commissario

Nominata la figura di coordinamento interregionale: è Angelo Ferrari, direttore dell'istituto sperimentale Zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle D'Aosta

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Proseguono gli interventi, nazionali ed interregionali, per arginare la minaccia della peste suina africana che tiene con il fiato sospeso gli agricoltori, gli allevatori e i cacciatori di Piemonte e Liguria, le due regioni dove circa un mese fa è stata individuata la presenza del letale virus, che non lascia scampo a cinghiali e maiali.

Sono 114, fino ad ora, i Comuni coinvolti. Tutti entrati a far parte di in una “zona rossa” dove l’esercizio di qualsiasi attività venatoria – fatta eccezione per la caccia di selezione improntata alla ricerca di animali infetti – è stata sospesa per un periodo di sei mesi, al pari delle altre attività all’aria aperta, come camminate e trekking nei boschi.

Regione Lombardia si appresta ad attivare una task force – composta da Protezione civile, esperti, polizia provinciale e carabinieri forestali – per tenere sotto stretto monitoraggio la situazione nelle aree di confine, mentre per i territori già nella morsa del virus, tra Piemonte e Liguria, le istituzioni sono passate ad una nuova fase, affidando il ruolo di coordinamento ad un commissario straordinario.

La decisione è stata presa nelle scorse ore a seguito di una riunione tra i ministri della Salute e delle Politiche agricole, Roberto Speranza e Stefano Patuanelli, e i presidenti di regione. Il compito è stato affidato ad Angelo Ferrari, direttore dell’istituto sperimentale Zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta. La figura, negli scorsi giorni, era stata chiesta a gran voce dalle associazioni di categoria, tra cui Coldiretti, tutte preoccupate per le possibili ripercussioni economiche determinate dall’improvvisa emergenza, che ha colpito un settore che solo con le esportazioni di carni suine “Made in Italy” muove un business da 1,7 miliardi di euro l’anno.

Alcune ricadute sono già tangibili e riguardano le restrizioni applicate alle zone dove la presenza del virus è già stata accertata. Restrizioni inevitabili, dato l’alto tasso di contagiosità della peste suina africana, che non ha effetti sull’uomo ma può “viaggiare”, e dunque diffondersi, attraverso mezzi di trasporto e indumenti infetti. Su questi territori – dove a fronte di 120 carcasse di cinghiale ritrovate, 21 hanno fornito riscontri circa la presenza del virus – l’ordinanza dei ministeri impedisce a chi alleva la carne di maiale, e a chi la tratta, di portare i prodotti fuori dalle zone rosse. Per affrontare la criticità è in fase di definizione l’inserimento di 35 milioni di euro, a titolo di ristoro per la filiera suinicola, nel pacchetto del cosiddetto “Decreto Sostegni ter” del Governo, previsto per il 2022.

Quello economico è solo uno dei molteplici aspetti della vicenda. Il contenimento dei cinghiali è altrettanto prioritario e la richiesta di misure urgenti resta in primo piano negli appelli rivolti dai territori alle istituzioni: depopolamento, azioni straordinarie notturne, ricorso alla tecnologia, più controlli sanitari sui capi abbattuti. «Sono queste le azioni prioritarie di cui abbiamo parlato negli ultimi confronti con la Regione – spiega attraverso una nota Coldiretti Piemonte – per bloccare il diffondersi della peste suina africana e tutelare i nostri allevatori».

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