Italia | 15 Gennaio 2022

Peste suina africana, arrivano i primi blocchi alle importazioni di carne

Il provvedimento è stato momentaneamente adottato dalla Svizzera e dai paesi asiatici. Ordinanza ministeriale per le aree infette: sei mesi di stop alla caccia

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La Svizzera è tra i primi Paesi ad aver preso precauzioni dopo il ritrovamento di tracce di peste suina africana nell’organismo di un cinghiale morto ad Ovada, in provincia di Alessandria.

La Confederazione elvetica ha momentaneamente bloccato le importazioni di carni e salumi provenienti dall’Italia, al pari di Kuwait, Giappone, Taiwan e Cina, paese quest’ultimo dove negli scorsi mesi si è verificata una grave epidemia di peste suina africana, che ha portato all’abbattimento di decine di milioni di suini, creando una grave carenza sul mercato asiatico di riferimento.

I provvedimenti nazionali segnano così i primi effetti successivi all’allarme partito dal Piemonte negli scorsi giorni, dopo il quale altri casi “sospetti” sono stati segnalati alle autorità sanitarie, e sono attualmente in corso accertamenti.

Gli episodi hanno portato ad un immediato stop delle attività faunistiche che dalla provincia di Alessandria ha coinvolto numerosi territori di confine, dentro e fuori il territorio piemontese, per un totale di 114 Comuni attualmente interessati dalle restrizioni (78 in Piemonte e 36 in Liguria). Un atto precauzionale dovuto, dato l’alto tasso di contagiosità del virus che non lascia scampo agli animali colpiti, causandone il decesso nel giro di pochi giorni.

Sulla vicenda sono intervenuti nelle scorse ore il Ministero della Salute e quello delle Politiche agricole, con una ordinanza congiunta incentrata sul divieto di caccia (ma anche di pesca, di trekking, di mountain bike e di tutte quelle attività che includono un possibile avvicinamento ai cinghiali infetti) nei Comuni colpiti. L’unica eccezione riguarda la caccia collettiva al cinghiale, che da una parte consente di tenere sotto controllo la proliferazione della specie e dall’altra, in questo preciso momento, consente di rafforzare il monitoraggio sulla diffusione del virus.

L’ordinanza sarà valida per sei mesi. L’attenzione nel frattempo resta alta in tutto il nord Italia, Lombardia compresa. Il divieto di caccia, sempre in virtù della prossimità alle aree già colpite, è stato imposto anche al territorio della provincia di Pavia.

Nei boschi delle valli luinesi la caccia al cinghiale prosegue regolarmente secondi i piani annuali (quasi duecento i cinghiali abbattuti in meno di due mesi di attività), nella consapevolezza che la minaccia della peste suina impone però il ricorso ad ulteriori forme di precauzione (qui le parole del presidente del Comprensorio alpino “Nord Verbano”).

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