Germignaga | 8 Gennaio 2022

“Germignaga, ricordi dal passato”: il “Covid” di 130 anni fa

A rileggere le cronache dell'epoca sembra di essere ai giorni nostri: nuovi focolai, periodici bollettini con i numeri dei morti. Allarmi per gli ospedali

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(A cura di Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”) Esattamente 130 anni fa come di questi tempi eravamo alle prese con una epidemia influenzale particolarmente aggressiva e devastante.

A rileggere le cronache dell’epoca sembra di essere ai nostri giorni: notizie inerenti nuovi focolai in tutti i paesi e le città d’Italia ma anche nei paesi esteri, periodici bollettini con i numeri dei morti sempre in aumento. Allarmi per gli ospedali saturi di malati, informative inerenti note personalità pubbliche (sia politiche che religiose) in gravissime condizioni.

In più luoghi si tenevano conferenze medico-scientifiche informative mentre diversi articoli cercavano di fornire risposte alle cause di questa epidemia. Leggendo l’articolo pubblicato l’8 gennaio 1892 sulla Cronaca Prealpina, si scopre che si trattava solamente dell’ultima di una lunga serie di analoghe epidemie. Almeno dal 1510 erano documentate periodiche manifestazioni di grave entità e anche allora non erano conosciute le origini.

Purtroppo periodicamente non mancavano anche informazioni e suggerimenti decisamente discutibili,  diffusi da chi consigliava trattamenti a base di vino, cognac o iniezioni sottocutanee di canfora! Alcune venivano riportate anche dai paesi esteri: in Francia si suggerivano le applicazioni di cotone iodato, l’utilizzo del solfato di chinino, dell’antipirina (una sostanza cristallina diluibile in acqua) e dell’aconito (una pianta erbacea fra le più tossiche della flora italiana…!). Altri luminari transalpini consigliavano quattro cucchiai al giorno di un’infusione di foglie d’arancio in cento grammi di acqua distillata e venti grammi d’urethane oppure due pillole al giorno da 50 grammi di “Phenedine”. In caso anche di vomito bere del latte freddo tagliato con l’acqua di Vichy… Dalla Germania invece consigliavano risciacqui mattutini e serali della bocca con acquavite, precedentemente messa in infusione con delle foglie di salvia.

A livello locale, lo stabilimento chimico di Antonio Bajoni di Varese promuoveva: “indicatissimo per prevenire l’influenza” la sua “Peperita Bajoni” consigliando l’assunzione giornaliera ad ogni pasto quotidiano, essendo un eccellente antisettico con qualità toniche ed eccitanti. Essendo di fatto una bevanda a base di menta, si può ben immaginare quali miracolose proprietà a livello farmaceutico potesse avere…

Vi era poi chi consigliava “di non prender nulla per combattere l’influenza: la guarigione avviene da sé, a poco a poco, tenendo i piedi sugli alari…”.
Probabilmente l’unica verità era quanto scritto in conclusione dell’ennesimo articolo sui rimedi per l’influenza in cui si dichiarava: “non esiste lo specifico, il toccasana dell’influenza; il microbo venne trovato, ma non venne scoperto ancora chi lo ucciderà.”

Passarono pochi anni e durante quelli della prima guerra mondiale una nuova terribile epidemia influenzale, passata alla storia con il nome di “spagnola”, fece nuovamente milioni di vittime. A Germignaga venne addirittura aperto un ospedale appositamente dedicato ad ospitare i militari ammalati provenienti dal fronte. Oltre un secolo dopo questi avvenimenti, nonostante tutto e come spesso accade, purtroppo la storia si ripete…

(Foto di copertina dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”)

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