Brissago Valtravaglia | 21 Dicembre 2021

Alla scoperta di Brissago Valtravaglia fra natura, arte e storia

Lo scrittore Carlo Banfi racconta le caratteristiche del paese, dalla geografia alla cultura, fino alla memoria storica legata alla Prima Guerra Mondiale

Tempo medio di lettura: 5 minuti

(a cura di Carlo Banfi) I paesi di Brissago Valtravaglia e Roggiano dal 1927 formano un’unica identità amministrativa comunale. Di recente si aggiunge la denominazione “Al Piano” per il forte incremento abitativo e di insediamento industriale-commerciale che ne ha connotato lo sviluppo e modificato in forma radicale l’aspetto paesaggistico. Quest’ultima porzione di territorio fiancheggia la statale – SS394 – di fondovalle che, con provenienza Valganna e Valcuvia, porta a Luino e di seguito ai valichi di confine.

I due centri abitati, citati in precedenza, si collocano sulle pendici del Monte Pian Nave ad un’altitudine di circa 400 metri sul livello del mare. Diverse le frazioni, come Novello, Motto Inferiore e Superiore, Ca’ du Bass, Arnera, Castello, Pisciurìn che ancora oggi colonizzano i dolci declivi e mantengono la presenza abitativa.

Enorme il patrimonio rurale – ormai fatiscente – disperso a risalire i pendii sopra i nuclei di paese. Queste realtà di paesaggio, come Gèe, Prada Alta e Prada Bassa, Piatt, Naì, Cascine, Munt… esercitano con i loro ruderi e spiazzi invasi dal recente inselvatichimento della vegetazione, un fascino incredibile per gli escursionisti che ne vogliono scoprire l’incanto con le loro vedute sul Lago Maggiore, San Gottardo, Monte Limidario, Monte Lema, Sette Termini, Monte Generoso, San Martino…

La gran parte dei lavori tradizionali legati all’economia agro-silvo-pastorale è andata persa, con conseguente abbandono all’avanzare del bosco per un’enorme porzione di territorio che vede il proliferare di cinghiali, cervi, caprioli, mufloni, tassi, volpi, persino istrici, scoiattoli, ghiri, rapaci, picchio nero, picchio verde, picchio rosso che colonizzano la montagna.

Un forte numero di maestranze presta la propria opera nel Canton Ticino come frontalieri. Alcuni preferiscono scegliere la residenza abitativa oltre confine. La mancanza cronica di lavoro nelle valli ha portato una consistente emigrazione verso i Paesi UE e del mondo intero.

Tra le industrie di fondovalle, in località Al Piano, è da citare la SPM s.p.a. – Berutti, che si è distinta di recente per le sue forniture a competizioni sciistiche di livello internazionale, come Olimpiadi e Campionati Mondiali.

Un polo culturale di enorme importanza, non solo per le famiglie del territorio circostante, è l’Educandato Maria SS. Bambina di Roggiano, a cui affluiscono utenti dell’offerta formativa che spazia dalla scuola per l’infanzia fino alla media di I° grado. Tra le suore di Santa Marta, a cui è affidata la gestione dell’Educandato, forte è la presenza di consorelle provenienti dal subcontinente indiano. Tale struttura è nata nel 1926 ad opera di don Giuseppe Bardella con lo scopo di dare un’istruzione a bambine orfane, sordo-mute, in difficoltà familiari con un avviamento al lavoro prevalentemente agricolo o domestico.

Da visitare

Faggete, castagni, roveri, frassini, carpini, ontani, betulle, alberelle, noccioli, ginepri, rododendri, erica, timo caratterizzano boschi, radure, strapiombi, dolci declivi, balze, terrazzamenti che a volte si affacciano a precipizio sul torrente Gesone, che con i suoi scoscendimenti separa l’Alpe San Michele dal Monte San Martino.

Partendo da Brissago si può raggiungere il Masso Erratico, che si erge sulla Valle del Gesone. Di enormi dimensioni, si presenta con la sua pietra scura e friabile, completamente inciso da cuppelle e forme stilizzate che risalgono al VI sec. a.C. Altare per riti propiziatori? Centro di culto pagano? Punto di partenza per la caccia? Strapiombi vicini e molto pericolosi ne accrescono il fascino e il mistero. Attorno si trovano massi di minore evidenza, sempre con le stesse caratteristiche di colore, consistenza e incisioni.

Rilevante la presenza della Linea Cadorna, con tracciati militari, ponticelli, gallerie, casematte, postazioni… In alcuni rifugi si trova ancora oggi la raccolta d’acqua per le evenienze degli eventuali occupanti. Il tutto è disperso su un’area che partendo dal torrente Gesone arriva alla località Pisciurìn – Roggiano – nei pressi del Villaggio Olandese nel Comune di Brezzo di Bedero. Gran parte di queste opere risale al 1917, anche se l’arrivo in Comune del materiale per l’approntamento delle fortificazioni risulta anche in anni precedenti. Durante il primo conflitto mondiale era stanziato in paese un distaccamento del genio militare, con animali da soma. L’ufficiale in comando risiedeva nella villa liberty dello scultore Enrico Zosi.

Documenti segnalano lamentele al Sindaco da parte della ditta appaltatrice dei lavori di fortificazione – Impresa Luigi Croci Milano – e da parte dell’Ufficio del Genio di Ghirla per “furtivi tagli di boschi”, nelle aree di competenza militare, attribuiti agli abitanti di Brissago. In quegli anni il commercio della legna e della carbonella che ne derivava, frutto del lavoro di esperti carbonai, rappresentava una risorsa indispensabile per le scarse entrate familiari.

Tra i caduti di Brissago nella Grande Guerra c’è Giovanni Bonomi, insignito di medaglia d’oro al valore militare. Nell’area del Nord Verbano sono state attribuite solo due di queste onorificenze. Menzione al merito per il cittadino brissaghese: “Giovanni di Policarpo, Caporal maggiore – 206° reggimento fanteria. Nato il 19 dicembre 1886, morto il 6 agosto 1916 a Oslavia per ferite riportate in combattimento. Decorato di Medaglia d’Oro al valor militare con la seguente motivazione: “Alla testa di un gruppo di animosi, per primo si slanciava contro una caverna il cui imbocco era difeso da una mitragliatrice. Uccisi i mitraglieri austriaci, intimava agli altri la resa, catturando così cinque ufficiali, centoventicinque soldati e due mitragliatrici. Poco dopo, in un attacco, cadeva ferito mortalmente. Avanti Savoia! Furono le ultime sue parole””.

Nella Chiesa Parrocchiale di Brissago, dedicata a San Giorgio, è presente uno degli affreschi (data di committenza: 1522) meglio conservati – con tema centrale la Crocifissione – del pittore Guglielmo da Montegrino, che ha lasciato testimonianze sul territorio tra fine ‘400 ed inizio ‘500. Lavori a lui attribuiti si trovano anche nella Chiesa Parrocchiale di Roggiano, dedicata a San Donnino.

In località Motto Inferiore c’era la presenza di un convento di frati Umiliati. Struttura a quadrilatero, probabilmente sorta su una vecchia fortificazione romana. La cappellina situata all’esterno presenta dipinti e stile architettonico pregevoli. Anche in località Novello esisteva un convento che in inverno ospitava i frati che nei mesi estivi si stabilivano sul San Martino.

Interessanti le opere artistiche dello scultore Marcello Enrico Zosi (1880 – 1948) di cui si era persa memoria. Spaziano dalla Scapigliatura Milanese al Liberty, fino a svolte del “non finito” di inizio ‘900. Formazione mitteleuropea a La Chaux de Fonds, Gauglera e Zurigo, sul fine ‘800 si iscrive a Milano alla Scuola delle Arti e Mestieri applicati all’Industria e contemporaneamente alla Reale Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1906-07 vince il Premio di scultura Bozzi-Caimi per la modellazione di una testa data come prova d’esame di fine corso. Valutazione: 10 su dieci. Maestro del Corso: Enrico Butti di Viggiù, che in seguito lo coinvolge nella realizzazione del monumento “L’aratura”, presente al Cimitero Monumentale di Milano. Ottiene ottimi voti in Ornato, con Lodovico Pogliaghi (Pugliaghìn) – da cui verrà probabilmente coinvolto in lavori per il Duomo di Milano – e nel Nudo, con maestro Cesare Tallone. Eccellente nella lavorazione di marmo, bronzo, gesso e legno. Nel Cimitero di Brissago, oltre alla particolare cappella di famiglia in “pierre savonnaire”, su progetto dell’architetto Pellini, sono presenti marmi e bronzi in bassorilievo a lui attribuiti. Curioso il ritrovamento di un bronzo – Stalliere con cavallo a firma E. Zosi – nella città di Praga dopo la caduta del muro di Berlino ed erroneamente ritenuto opera di uno scultore dell’Est. Attualmente si trova presso il Museo Ferrarini-Nicoli, Parma.

Nel territorio di Brissago, in località Pra’ Formentone, a confine con Mesenzana, ha trovato spazio in cascine e terreni dismessi il “Rifugio animali felici”, gestito da Giancarlo Galli, ex funzionario di dogana elvetica. La sua passione sviscerata per gli animali lo ha portato a radunare in quest’oasi una fauna variegata, come cavalli, asini, capre, pecore, maiali, cinghiali, oche, anatre, galline, fagiani, volpi, cani, gatti… attualmente con un totale di 450 esemplari. Principio del suo agire è che gli animali vanno rispettati e devono morire di morte naturale.

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