Arrivava il weekend e puntualmente si metteva in malattia, tanto che i colleghi, per portarsi avanti, predisponevano cambi all’interno dello schema di turnazione, al fine di assicurarsi l’adeguata copertura dell’attività. Per quelle assenze, apparentemente giustificate, una donna di cinquantacinque anni, ex guardia giurata, è ora a processo in tribunale di Varese con l’accusa di truffa e falso.
La donna era dipendente di una società varesina operante nel settore della pubblica sicurezza e della vigilanza. Sono ventiquattro in totale gli episodi di assenza, avvenuti tra il 2017 e il 2018, su cui si concentrarono le indagini della guardia di finanza dopo la denuncia sporta dalla società per il comportamento tenuto dall’odierna imputata. Denuncia a cui seguì il licenziamento della dipendente.
In precedenza la donna aveva intentato una azione legale per mobbing, a seguito di un cambio di mansioni imposto per ragioni aziendali; cambio che l’aveva destinata ai controlli anti rapina presso l’area casse di un supermercato fuori Varese. La 55enne, prima di procedere per vie legali, aveva chiesto di tornare al precedente ruolo di vigilanza applicata al trasporto di valori.
La società vinse la causa ma i problemi con la dipendente restarono tali. Immutate anche le ragioni, strettamente connesse al procedimento penale in corso: la donna lamentava l’incompatibilità degli orari e della tipologia di lavoro con la sua situazione psicofisica, soprattutto per le implicazioni riguardanti alcuni disturbi alla schiena. Ci fu anche l’intervento del medico del lavoro, il quale prescrisse l’acquisto di uno speciale giubbotto, più leggero di quelli normalmente in dotazione, ma le istanze della donna rimasero anche in questo caso le stesse di sempre: cambiare gli orari e il servizio.
Il rifiuto del datore di lavoro portò alla drastica soluzione, adottata dalla donna, dell’assenza durante i fine settimana. La donna, è stato ricostruito in aula nel corso del dibattimento attraverso le testimonianze di diversi colleghi, era solita anticipare telefonicamente la propria assenza il venerdì, producendo però il certificato medico soltanto nei giorni seguenti, una volta terminato il weekend: la documentazione veniva registrata a sistema dall’azienda il lunedì mattina.
Nel corso delle indagini gli approfondimenti tecnici curati da un investigatore privato hanno portato ad accertare l’assenza da casa dell’imputata, formalmente in malattia, in almeno due occasioni. In una, stando alla ricostruzione degli spostamenti effettuata tramite l’analisi dei tabulati telefonici, la donna si recò al matrimonio del figlio, presso il municipio di un comune confinante con quello in cui era domiciliata; nell’altra, secondo l’accusa, lasciò la propria abitazione per recarsi a fare compere.
La difesa della cinquantacinquenne, rappresentata dall’avvocato Matteo Pelli, punta a dimostrare la reale incompatibilità tra le mansioni assegnate all’imputata e le sue condizioni di salute. A rappresentare la parte civile è l’avvocato Andrea Milani. La donna farà chiarezza sulla propria posizione rispetto ai fatti durante la prossima udienza, quando verrà chiamato a testimoniare anche il medico di base coinvolto nella vicenda.
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