Varese | 20 Ottobre 2021

Luino, “Mio figlio picchiato e derubato sul treno. Dopo la denuncia ho avuto paura”

Per l'episodio, avvenuto nel febbraio di due anni fa, è a processo un quarantenne. La madre del ragazzo in aula: "Quell'uomo era noto per la sua aggressività"

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Il figlio ventenne picchiato sul treno e la paura, dopo la denuncia, di incontrare per strada l’aggressore, conosciuto in paese come un tipo violento.

La madre del giovane, vittima dell’episodio avvenuto su un convoglio della linea “Cadenazzo – Luino” nel pomeriggio di un giorno di febbraio di due anni fa, ha testimoniato davanti ai giudici del tribunale di Varese nell’ambito del procedimento penale per rapina e lesioni legato alla vicenda, ricordando il suo stato d’animo – e quello del ragazzo – nel periodo immediatamente successivo ai fatti.

“Tutti lo conoscevano come pitbull, provate un po’ a immaginare perché” ha raccontato la donna, una 43enne originaria della Repubblica dominicana, davanti al collegio presieduto dal giudice Cesare Tacconi, riferendosi all’odierno imputato: un suo connazionale di quarant’anni, all’epoca residente a Colmegna. L’uomo è accusato di aver picchiato il ragazzo – che viveva con la famiglia nel Luinese – e di avergli sottratto uno smartphone, poi ceduto alla madre di quella che allora era la sua compagna. Furono i carabinieri a rinvenire e sequestrare l’apparecchio presso l’abitazione della donna che non era consapevole della provenienza del telefono, stando a quello che ha dichiarato – sentita a sua volta come testimone – nel corso del dibattimento.

In aula la madre del ragazzo ha poi ricostruito la dinamica del pestaggio sulla base di quanto le era stato riferito, prima dalla fidanzata del figlio – che la chiamò in lacrime poco dopo i fatti – e in seguito quella stessa sera dal ventenne, rientrato a casa con i segni delle percosse, in lacrime: “Lui era a bordo del treno, stava ascoltando la musica quando quell’uomo è arrivato e gli ha sbattuto la testa contro il finestrino. C’erano stati dei problemi tra loro, quell’uomo pretendeva la restituzione di qualcosa”.

Il giovane poi sarebbe caduto e una volta a terra avrebbe ricevuto ulteriori colpi. Il referto medico, presentato ai carabinieri per la denuncia, documenta un trauma al collo e cinque giorni di prognosi.

“Se l’avessi davvero picchiato gli avrei fatto molto più male“, avrebbe detto il quarantenne alla madre del ragazzo dopo la richiesta di un chiarimento telefonico, manifestando inoltre un certo fastidio per il coinvolgimento dei carabinieri e il successivo ritrovamento del telefono. “Ero preoccupata- ha aggiunto ancora la madre – avevo paura anche solo a girare per Luino, temevo di incontrarlo. Poi si è trasferito in Svizzera e questa storia è finita”. Non per i giudici, chiamati a stabilire l’effettiva responsabilità del quarantenne, e ancora in attesa di sentire la versione del ragazzo che ieri non si è presentato in aula.

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