Varese | 27 Agosto 2021

Obbligo vaccinale, 1000 gli avvisi inviati da ATS Insubria agli operatori sanitari

Di questi, il 10% si è già vaccinato all’estero o è corso a farlo. Da ATS l’appello a chi ha completato il ciclo all’estero o in altre regioni a presentare i documenti

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Procede, come previsto dal decreto 44/2021, la fase di controllo dell’adempimento dell’obbligo vaccinale previsto per tutti gli operatori sanitari che svolgono il proprio servizio a contatto con gli utenti.

ATS Insubria ha spiegato la metodologia seguita per effettuare tali verifiche, una procedura che ha richiesto alcuni mesi di tempo, intercorsi tra le prime segnalazioni giunte da Regione Lombardia che riguardavano circa 6000 esercenti le professioni sanitarie che risultavano non essere vaccinati per i quali si è rivelato necessario approfondire alcuni dettagli relativi a dati personali o alla posizione lavorativa, prima di procedere a inviare il primo invito alla vaccinazione.

Di questi, in seguito a tali analisi, 4500 sono stati già archiviati come già in regola con l’obbligo vaccinale, mentre un migliaio sono gli accertamenti inviati a soggetti che non hanno finora prodotto alcun documento che attestasse l’avvenuto completamento del ciclo vaccinale, l’impossibilità a ricevere la somministrazione per controindicazioni dettate motivi di salute (e accertate dai propri medici di base) o l’insussistenza, per vari motivi, dell’obbligo. Sono invece ancora 500 le posizioni aperte in fase di valutazione e verifica, per i quali è previsto di concludere questa fase nel giro di qualche settimana.

Dei 1000 soggetti che hanno ricevuto l’accertamento da parte di ATS Insubria, il 10% ha provveduto a vaccinarsi – e dunque si è evidenziato un certo effetto della misura varata dal Governo – o ha provato, con la necessaria documentazione, di essere già stato vaccinato all’estero. Si tratta, ad esempio, di personale sanitario impiegato in Svizzera e, per questo, non inserito nell’anagrafe vaccinale. Quest’ultimo caso riguarda, però, anche le somministrazioni ricevute in altre regioni italiane: a tale proposito, la direzione di ATS invita tutti i colleghi che lavorano in altre regioni o in altri Paesi e che abbiano già adempiuto all’obbligo, a verificare la presenza, nella propria casella PEC, delle comunicazioni inviate in merito dall’Agenzia di Tutela della Salute e a produrre i documenti che attestino la regolarità della propria posizione.

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