Ha già raggiunto quota 34 mila adesioni – destinate a crescere ulteriormente nei prossimi giorni – l’iniziativa contro il green pass nelle scuole e nelle università avviata via Telegram (applicazione simile a whatsapp utilizzata per chattare e per la condivisione di contenuti multimediali) da un avvocato di Genova.
L’obiettivo della mobilitazione via social è quello di scongiurare il ricorso da parte del Governo ad una misura che renderebbe obbligatorio l’utilizzo della certificazione per accedere alle strutture scolastiche.
L’appello parte via social ma la sua finalità si concretizza poi nelle piazze di tutta Italia, dove è in corso una raccolta firme (già 15 mila quelle ottenute) principalmente indirizzata a studenti, insegnanti, genitori e personale amministrativo, tecnico e ausiliario delle scuole.
Chi aderisce, in sostanza, dichiara l’intenzione di “non sottoporsi al green pass per accedere ai locali degli istituti scolastici e universitari in cui svolgono la funzione docente o prestano servizio e, quindi, all’istruzione dell’infanzia, primaria, secondaria e universitaria, garantita dagli articoli 33 e 34 della Costituzione“. E’ questo uno dei passaggi contenuti nel testo della petizione – facilmente reperibile attraverso la piattaforma Telegram o via web – che paragona inoltre il provvedimento al tentativo di “ricorrere surrettiziamente all’obbligo vaccinale”.
Lo scopo finale della campagna anti certificazione è quello di presentare la petizione in Senato, con l’inizio di settembre, affinché non venga convertito in legge il decreto per rendere obbligatorio il green pass nelle scuole. Nelle scorse ore, intanto, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, intervenuto al Meeting di Rimini a proposito della questione, ha ribadito la linea del Governo: con il ritorno alle lezioni in presenza gli insegnanti senza green pass andranno incontro a sanzioni che potranno portare fino alla sospensione da scuola.
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