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Luino | 11 Luglio 2021

La vita privata diventa un gossip: collega denunciato

L'uomo deve rispondere di diffamazione ai danni di una 41enne. Entrambi lavoravano presso una residenza sanitaria del territorio

Tempo medio di lettura: 2 minuti

La propria vita privata trasformata in un gossip di reparto, le cattiverie e gli insulti prima sussurrati tra le corsie, con grande discrezione, poi fatti girare tra le chat private dei colleghi, fino ad arrivare ad un’ostilità palese, non più contenibile, che ha trasformato un tranquillo luogo di lavoro in un incubo quotidiano.

Sono queste le ragioni che hanno portato una luinese di quarantuno anni a tutelarsi per vie legali dal comportamento di un dipendente della residenza sanitaria, situata nell’alto Varesotto, dove prestava servizio come musicoterapista. L’uomo è stato denunciato per diffamazione e il processo è ora in corso presso il Giudice di pace di Luino.

Tutto ebbe inizio nel dicembre del 2019, durante una festa con karaoke organizzata in struttura, a ridosso del Natale. “C’è un tradimento in atto davanti ai miei occhi”, disse a un certo punto l’odierno imputato ad un collega, prendendolo in disparte e indicando poi la quarantunenne, tacciata di avere una relazione clandestina con un altro collega, marito di una ex dipendente. Quella confidenza, all’origine di tutti i problemi, è stata portata in aula da chi l’aveva ricevuta, un ventisettenne luinese chiamato a testimoniare davanti al giudice Davide Alvigini.

Nella lista delle accuse infamanti c’era anche il fatto che la collega si spacciasse per una educatrice – ha spiegato il testimone – e che vestisse apposta in maniera provocante per accentuare il modo di fare. E a proposito del modo di fare, la presunta malalingua avrebbe inoltre fatto riferimento a più amanti, sedotti sempre sul posto di lavoro, per completare l’immagine della rovina famiglie e mettere così sull’attenti gli altri dipendenti e collaboratori del centro.

“Iniziai a notare l’atteggiamento schivo e freddo dei colleghi dopo le ferie estive dello scorso anno – ha raccontato la persona offesa durante l’ultima udienza -. Non avevo mai avuto problemi con loro, eppure ad un tratto arrivarono le critiche sui miei comportamenti, sul mio modo di vestire e di lavorare. Cercai di capire, di stabilire un confronto con alcuni di loro fino a quando un collega, che non ce la faceva più a tenersi tutto dentro, mi svelò ogni cosa”.

Ricostruita la catena del discredito, arrivarono però i problemi veri perché nel frattempo la voce era giunta anche nelle case dei protagonisti di tutti quei pettegolezzi malsani. E alle orecchie dei familiari della vittima.

E proprio sugli effetti diretti delle maldicenze si è concentrata l’attenzione dell’avvocato Matteo Ceriani, difensore della quarantunenne, che in aula ha chiesto alla donna di soffermarsi sulle sofferenze patite a causa di quell’odio gratuito: “Stavo affrontando una separazione e fu davvero devastante rispondere alle accuse di tradimento e a quelle di non essere più in grado di badare ai miei figli”. Il peso da sopportare fu tale che la donna dovette ricorrere alle prescrizioni del proprio medico per combattere la depressione sorta a margine della vicenda, che la costrinse inoltre a sospendere l’attività lavorativa per alcuni mesi. L’imputato verrà ascoltato nel corso della prossima udienza, prevista dopo l’estate.

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