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Stresa | 8 Giugno 2021

Funivia di Stresa, cambia il giudice: “Un fatto anomalo”

Incredula la diretta interessata, Donatella Banci Buonamici, stupiti anche i legali degli indagati. Fascicolo ad Elena Ceriotti. Ricorso della procura su scarcerazioni

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(Foto di copertina dal sito vconews.it) Non sono legati alle indagini i più recenti sviluppi sull’inchiesta per la strage della funivia Stresa – Mottarone, ma riguardano una figura che, proprio nell’ambito delle indagini, ricopre un ruolo di garanzia e controllo. Al gip Donatella Banci Buonamici è stato tolto il fascicolo dell’inchiesta, passato ad un altro giudice.

La decisione è stata presa nel pomeriggio di ieri dal presidente del tribunale di Verbania, Luigi Montefusco, che ha motivato il provvedimento rifacendosi al ruolo che la Buonamici ricopriva, ovvero quello di supplente, per via di un impedimento del giudice Elena Ceriotti, ora tornata titolare dell’indagine. Un impedimento, si è appreso dalle motivazioni espresse dal presidente del tribunale, giustificato da “ingente carico di lavoro arretrato”.

Ad ogni modo il passaggio di consegne ha suscitato diverse perplessità, a cominciare da quelle sollevate dalla diretta interessata – che aveva disposto la scarcerazione dei tre indagati per la strage, negando la conferma della misura cautelare inizialmente adottata dalla procura di Verbania, e opponendosi così alla linea dettata dalla procura stessa, rispetto a quanto emerso nelle ore immediatamente successive alla tragedia dello scorso 23 maggio – e poi rilanciate anche dagli avvocati dei tre indagati (il caposervizio della funivia Gabriele Tadini, il gestore dell’impianto Luigi Nerini e il direttore d’esercizio Enrico Perocchio). I legali hanno inquadrato il provvedimento come una “anomalia” senza precedenti. Restando nell’ambito degli addetti ai lavori, anche il presidente della Camera penale del Piemonte occidentale, Alberto De Sanctis, ha parlato di fatto “singolare”.

Sarà ora il giudice Elena Ceriotti a pronunciarsi sulla richiesta di incidente probatorio sui resti della cabina tre, all’interno della quale sono morte quattordici persone il giorno dello schianto. Una richiesta avanzata dalla difesa del caposervizio Tadini, per scongiurare il rischio di possibili contaminazioni ambientali, e ritenuta “intempestiva” dalla procuratrice Olimpia Bossi allo stato attuale delle indagini, in quanto “andrebbe a pregiudicare la possibilità di eventuali nuovi indagati di essere rappresentati in sede di esami non ripetibili”. La stessa procura ha annunciato il ricorso contro le scarcerazioni dei tre indagati. Decisione attesa da giorni e di cui si attendeva soltanto l’ufficialità.

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