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Luino | 1 Giugno 2021

Luino, “Rovinata da un uomo violento”. Ma il racconto diventa diffamazione: condannata 54enne

La donna aveva testimoniato il suo calvario cercando l'attenzione dei media ma durante il processo, davanti al Giudice di pace, è emersa la sua inattendibilità

Tempo medio di lettura: 2 minuti

Nel raccontare il suo calvario, durato sette anni, una cinquantaquattrenne luinese aveva descritto l’ex marito come un soggetto senza scrupoli, capace di provocare sofferenze fisiche e morali alla compagna e indirettamente anche alla figlia.

Oggi quelle accuse sono risultate false e frutto di un disegno costruito appositamente per danneggiare l’ex coniuge, tanto che a pagare è stata proprio la donna, residente a Germignaga, condannata per diffamazione a seguito del processo celebrato davanti al Giudice di pace di Luino.

Le accuse infamanti erano state fatte circolare tramite una serie di mail, inoltrate ad imprenditori, anche di spicco, appartenenti al mondo dell’alta moda – nel quale l’ex coppia aveva costruito le proprie fortune – e a professionisti inseriti nella cerchia di relazioni della cinquantaquattrenne. La stessa aveva poi deciso di cercare una sponda mediatica per denunciare la propria situazione, quella di una donna costretta ad uno stato di indigenza a causa dei soprusi di un uomo violento e pericoloso, diventato ricco alle sue spalle.

Si era quindi rivolta, sempre via mail, ad organi di informazione dal forte eco – quotidiani nazionali, trasmissioni televisive in onda in prima serata (Le Iene, Report), un programma radiofonico con milioni di ascoltatori (La Zanzara) – oltre che ad associazioni ed enti impegnati nella difesa di vittime di violenza e per la tutela dei minori.

Le sue sofferenze erano determinate da presunti episodi di maltrattamenti, avvenuti anche sul posto di lavoro, dalle minacce – anche di morte – a cui, secondo la cinquantaquattrenne, erano poi seguite le botte, e dall’omesso mantenimento: la causa principale di una vita segnata da gravi difficoltà economiche.

Tutto inattendibile, secondo quanto accertato durante il dibattimento grazie alla documentazione prodotta dalla parte civile e dal pubblico ministero. Una documentazione “copiosa e rilevante”, ha scritto il giudice Davide Alvigini, sostenuta inoltre dal richiamo ad alcuni precedenti, con querele presentate dalla donna per i medesimi fatti, in parte già definitivamente archiviate perché prive di fondamento.

Sempre grazie ai documenti raccolti, sono state smentite le accuse riguardanti il mancato mantenimento, tracciato invece dalle copie dei bonifici effettuati alla donna dal 2011 al 2019, durante il periodo intercorso tra la separazione coniugale e la sentenza di divorzio. Anche le accuse di indigenza, infine, sono state superate dalle prove emerse. Due su tutte: la cinquantaquattrenne aveva ricevuto dal coniuge diversi immobili, in parte poi ceduti per importi considerevoli, e nel 2018 aveva acquistato a Luino un appartamento al prezzo di 155 mila euro.

L’intera ricostruzione ha portato alla condanna a 400 euro di multa, inflitta alla donna per la diffamazione, aggravata dall’attribuzione di specifici fatti (le violenze fisiche e psicologiche) alla persona offesa, che per i danni reputazionali scaturiti dalla vicenda ha ora diritto ad un risarcimento. Anche questo a carico dell’ex moglie.

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