Non ci saranno stravolgimenti di natura fiscale per tutti i frontalieri della provincia di Varese costretti nuovamente a ricorrere al telelavoro.
Il tema nei giorni scorsi è stato affrontato dal Consiglio federale svizzero, a causa del peggioramento della situazione epidemiologica in Italia e del conseguente nuovo giro di restrizioni applicate anche ai territori di confine.
Sul punto, come ricorda il quotidiano La Prealpina – esiste già un accordo voluto la scorsa estate dal governo svizzero e dalla controparte italiana per tutelare gli interessi di tutti quei lavoratori penalizzati nella propria attività quotidiana dalle norme anti Covid. “L’intesa prevede che chi lavora dal suo luogo di residenza – si legge sulle pagine del quotidiano locale – rimanga soggetto alle imposte come se si fosse recato fisicamente nel Paese del suo datore di lavoro”.
Nessuna modifica sulla imposizione fiscale, dunque, anche perché il cosiddetto smart working in questi casi non è una scelta del frontaliere ma dipende dalle necessità organizzative e di prevenzione determinate dall’emergenza sanitaria ancora in corso.
L’accordo resterà in vigore fino a quando la pandemia non verrà definitivamente arginata. Solo allora le normali condizioni poste per ricorrere a questa forma di lavoro torneranno in funzione, con l’obbligo a non superare il 25% di monte ore annuale usufruendo dello strumento.
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