Mentre la Spagna porta avanti l’iter per una nuova legge sui diritti dei transgender – promuovendo il cambio di genere dai 14 anni e senza autorizzazione giudiziaria – la Svizzera si interroga sulla possibilità di introdurre nella società elvetica il “terzo sesso“.
A questo proposito nei giorni scorsi è arrivato da Berna un primo responso del Consiglio federale, riassumibile così: il binarismo dei sessi è un modello ben radicato nella società svizzera e attualmente non ci sono le premesse sociali per introdurre qualcosa di diverso.
Il tema, ha sottolineato il Consiglio in un rapporto, va inquadrato sotto il profilo giuridico – e la questione è complessa – oltre che sul piano etico. Questo dopo aver precisato che ad oggi, in Svizzera, il sesso delle persone alla nascita è iscritto nel registro dello stato civile alla voce “maschile” o a quella “femminile”, e non è consentito lasciare vuota l’iscrizione o scegliere un’altra opzione.
«Una modifica del binarismo dei sessi renderebbe pertanto necessari numerosi adeguamenti legali a livello federale e cantonale – fa sapere il Consiglio – Andrebbe adeguata anche la Costituzione federale, poiché in particolare nell’ambito dell’obbligo di prestare servizio militare o un servizio sostitutivo, non è prevista una normativa per persone il cui sesso non è iscritto nel registro dello stato civile o che sono iscritte in una categoria diversa da “maschile” o “femminile”».
L’elenco delle conseguenze derivanti dall’introduzione del terzo sesso è lungo e include, ad esempio, l’adeguamento di numerosi registri e la rielaborazione dei rilevamenti statistici. In conclusione il Consiglio federale ritiene che «le ripercussioni di un nuovo modello di ripartizione dei sessi non sono state ancora sufficientemente discusse nella società. Non sussistono pertanto ancora le condizioni per introdurre un terzo sesso o rinunciare del tutto all’iscrizione del sesso».
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