Non è necessario limitare a livello generale l’utilizzo dei fuochi d’artificio in Svizzera. Lo ha stabilito il Consiglio federale, intervenendo in merito all’iniziativa popolare che era stata presentata a novembre dello scorso anno con poco meno di 138 mila firme.
Un’iniziativa voluta per chiedere maggiori tutele, in favore delle persone, degli animali e dell’ambiente, dai rumori e dall’inquinamento del suolo e dell’aria derivante dall’uso dei botti. Nello specifico, vietando la vendita e l’uso dei fuochi d’artificio ai privati. Fatta eccezione per quei prodotti che non sono rumorosi, come ad esempio i bengala e i vulcani.
L’iniziativa prevedeva inoltre «la possibilità per i Cantoni di accordare autorizzazioni eccezionali per eventi d’importanza sovraregionale, come per esempio le celebrazioni del 1° agosto».
Il Consiglio federale ha però definito «limitate nel tempo e nello spazio» le ripercussioni derivanti dai fuochi rumorosi, e che impattano su persone, animali e ambiente. E ha inoltre sottolineato che «i Cantoni e i Comuni dispongono già delle basi giuridiche per limitare, se necessario, la vendita e l’uso di fuochi d’artificio». Basi «di cui molte città e Comuni si avvalgono già limitando nel tempo e nello spazio l’uso dei fuochi d’artificio o vincolandolo a un’autorizzazione».
Nel suo messaggio, a proposito dei difetti dell’iniziativa, il Consiglio federale evidenzia che i fuochi sono sovente considerati anche come una forma d’arte utilizzabile per scopi artistici diversi». E che l’iniziativa «rappresenterebbe un’ingerenza nella libertà economica delle aziende» che li producono, li importano e li impiegano a scopo commerciale.
Da qui il verdetto, che raccomanda al Parlamento di «respingere l’iniziativa senza controprogetto diretto o indiretto».
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