Nessuno sconto per i due spacciatori marocchini, rispettivamente di ventuno e trentuno anni, condannati a fine gennaio dello scorso anno per porto abusivo di armi, accusa maturata a seguito delle indagini sull’incendio scoppiato il 30 dicembre 2018 nei boschi tra Montegrino e Cugliate.
Le condanne a un anno e quattro mesi e a un anno e dieci mesi di reclusione sono state confermate dalla Corte d’Appello di Milano, come riporta il quotidiano La Prealpina, nonostante la richiesta di assoluzione per mancanza di indizi certi avanzata dal sostituto procuratore Maria Vulpio.
L’assenza di prove circa la vera natura delle armi – nello specifico due pistole calibro 635 e 765 – ha orientato la posizione del magistrato e dei legali difensori dei giovani pusher, che erano stati incastrati da alcune foto contenute in un cellulare ritrovato sul luogo del rogo, durante le indagini condotte dai carabinieri di Luino.
Anche in appello, dunque, ha inciso sulla sentenza di condanna quanto dichiarato dal maresciallo sentito come testimone durante il processo di primo grado: “Almeno una delle armi esibite negli scatti dai due spacciatori era sicuramente vera“.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0